Fra i racconti di un padre morente a un figlio ormai adulto, racconti fatti di straordinaria complicità e corrisposta comprensione, si leggono chiare lezioni di vita tanto semplici quanto rivelatrici, prive di qualsiasi impurità. Imput facili, storie di una vita entusiasmante affrontata con consapevolezza e umiltà. Con azzardo nel rigore, con inconsapevole coraggio e presunta codardia, con modestia e spregiudicatezza, l'eredità che Tiziano lascia al figlio e alla carta che per tutta la vita ha dettato le sue scadenze è leggera e profonda. La foto di lui dormiente, alla fine del libro, con quel disegno del cerchio che si chiude, mi lascia con un groppo in gola come pochi altri libri prima.
Mi lascia anche un consiglio, molto personale, che gioca di equilibrio sul filo delle coincidenze.
Nel capitolo intitolato "Fortuna", Tiziano racconta al figlio della sua passione per i casinò. Uno in particolare, quello situato sull'isoletta di Macao-Coloane, qualche miglio di mare a est di Hong Kong.
"TIZIANO: La grande attrazione del casinò venne quando andammo a vivere a Hong Kong, perché c'erano queste miglia di mare davanti, punteggiato di isole, che noi vedevamo da casa, e laggiù baluginava il miraggio di Macao, città adorabile, stupenda. Macao. [...] Ho appena ritrovato una lettera che qualche anno fa ho scritto alla Saskia. “Per me è parte della mia vita. Per me Macao è la felicità di quell'essere lontano, il ricordo di voi piccoli sul risciò lungo la Praya Grande, le notti insonni passate ai vecchi tavoli da gioco, o quelle serene a dormire nei letti dalle reti sfondate nella Pousada, odorosi di storia e di muffa... Che cos'è una città? Le case, la luce, i cammini che ci si son fatti, come le linee del destino sul palmo di una mano, o la memoria che si ha delle emozioni che ci si son avute? Forse le fantasie che il solo nome suscita ancor prima di esserci stati? Macao. Macao." [...] Ma la cosa che a me affascinava non era tanto l'entrare nel mondo del gioco quanto il problema della fortuna e della sfortuna. Perché tu ti siedi a un tavolo di fan-tan o baccarà o black jack e in qualche modo giochi, perdi, vinci, giochi, perdi, vinci... E a un certo momento incominci a perdere terribilmente, terribilmente, e non c'è niente che tu ci possa fare. Raddoppi, metti più soldi, ma niente. E se resisti, se hai soldi, stranamente d'un tratto -paff ! tutto si ribalta. Ricominci a vincere. Vinci, riscommetti e vinci. E allora sei benedetto. Tutti si siedono accanto a te, ti toccano, vogliono mettersi a giocare sul tuo posto. Capito cosa voglio dire? La fortuna cambia. Che cos'è? Eppure è così, è così. Non c'è niente da fare. Si tratta di resistere finché cambia di nuovo. E resistere a volte è impossibile perché finisci i soldi e ti rimane in tasca solo il biglietto di ritorno.
Mi veniva da pensare che il Babbo, che parlava spesso dell'essere stato “fortunato” nella vita, la fortuna, quelle ondate che vanno e vengono, l'aveva studiata bene proprio ai tavoli da gioco di Macao."
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| Francisco Coloane |
Dall'Inca Trail a Capo Horn e siam solo a metà, progetti frizzantini.
Sud America.

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