Buenos Aires #04 - Amor, Odio y Ternura

(Attenzione, post medio noioso-gossipposo-personale.)

Con le dovute spiegazioni.

Sto costruendo ricordi belli da commuovermi, di notti, persone, amicizie, sintonie, canzoni, mattine pigre, risate, tramonti, e albe, e ridicoli fraintendimenti, e pentolate di pasta, bicchieri di whisky, libri, trasgressioni, cinema nei giorni di pioggia, panini con la salsiccia, personaggi strani, sorrisi, abbracci, fotografie e gatti spelacchiati.
E poi ci sono anche un sacco momenti bui che vorrei cancellare.
E un disastro di aspettative e esperienze ambientate in luoghi reali ma che sono esistite, di fatto, solo dentro la mia testa.

La verità. Ho visto una storia d'amore fra le vie di questa città, l'ho vissuta intimamente, in tutti i suoi particolari, ci ho messo dentro tenerezza e urla, gelosie e passioni, ma non l'ho mai vista concretizzarsi. E' stato bello, ma come è iniziata, nella mia testa è anche finita, e lo dico, il peso dell'astrazione rimane ancora un po' amaro.
La verità è che sono tornata e mi sono fermata in questa città perchè mesi fa mentre viaggiavo mi sono innamorata di un argentino e pochi giorni dopo ho dovuto rientrare in italia lasciando tutto incompleto. Avevo bisogno di escludere ogni possibilità che questa storia non fosse decollata solo perchè me ne ero andata. Avevo bisogno di sapere se avevo visto bene. Avevo bisogno di provarle tutte prima di ritornare in Italia consapevole che non avevo buttato via la metà della mia mela.
E posso dire con fierezza che ora sì, le ho provate tutte. Che sono stata coerente dall'inizio alla fine con la mia priorità. E bueno, l'unica cosa che ho ottenuto in questo senso è una porta sbattuta in faccia, tante scuse e un abbandono senza troppi scrupoli.

Così ho tentato di odiare questa città, di farmela cadere male tanto da darmi voglia di andarmene, però non mi riesce, perchè la verità è che amo stare qui. In verità, un principio di odio avrebbe i suoi fondamenti. Sinceramente mi sono stancata di sentirmi fischiare ad ogni angolo, di sentirmi dire hermosa, muñeca e Que linda flor ovunque cammino, della sporcizia nelle strade, del rumore, del disordine, del ritmo di lavoro lentissimo e inefficiente della maggior parte degli impiegati pubblici e privati, delle mille complicazioni per accedere ai miei fondi o semplicemente per pagare con una carta di credito, di non avere accesso a nessun servizio perche non ho un DNI e a seguire. L'orgoglio nazionale è un pregio che questo popolo meraviglioso ha e vanta, ma anche ostenta. E' la sua forza, ma anche la sua debolezza.

Buenos Aires è densa e bella da morire, ma ti sega le gambe ammaliandoti con profumi che per la loro stessa astratta natura non toccherai mai con mano. Al principio mi è sembrato un mondo tanto simile all'Europa, all'Italia, a casa. Poi vivendoci mi sono resa conto che non gli apparterrò mai davvero, mai abbastanza, e che sempre sarò una straniera. Perchè per quanto studi la lingua avrò sempre un buffo accento, e ci saranno molti aspetti culturali che non riuscirò mai ad assorbire a pieno, una cucina che non riuscirò mai ad apprezzare del tutto, sporcizia e disordine che non riuscirò a giustificare, diritti che non smetterò di esigere.
E sostanzialmente, i ricordi della mia adolescenza non odorano di cumbia, asado e mate e questo mi terrà sempre fuori da molti dei discorsi che si fanno a tavola, e l'essenza del mio sangue sarà sempre e comunque, fieramente, italiana e straniera.

Quando all'inizio dicevo che qui si vive come in Italia, mi sbagliavo. L'Italia, nonostante tutti i suoi difetti e la sua corruzione e la sua cultura dell'apparenza, è sicuramente un Paese più avanzato, però addormentato, che vive sugli allori e nella rendita del su passato. L'Argentina invece, deve ancora fare molti passi in avanti, però almeno è in piedi, ben sveglia e con il "pepe al culo". Ed è questo, quello che mi da voglia di restare.


Dopo la notte della vigilia e una domenica di Natale che profumava di famiglia con i ragazzi dell'ostello dove lavoro, stasera sono uscita da sola per una passeggiata. La città era deserta, il cielo aveva appena smesso di piovere, il caldo era avvolgente e il vento stava strappando agli Jacaranda i loro ultimissimi fiori viola.
Quando a inizio novembre sono arrivata a Buenos Aires gli Jacarandà erano tutti in fiore e la città era bellissima tutta dipinta di viola. E' passato il tempo e gli Jacaranda sono sfioriti, così come le mie aspettative, lasciando spazio al verde acceso delle foglie estive. Rimane ancora qualche macchia viola fra i rami, sono le speranze che ancora non ho abbandonato ma che, inesorabilmente, il corso della natura lascerà in pasto alla gravità e poi all'asfalto.

Il succo del discorso è che mio padre, oggi, dentro un mio banalissimo messaggio whatsapp ha letto il mio stato d'animo e mi ha risposto: "Sei malinconica, che ti succede?"
Che mio padre percepisca, in 4 lettere e due faccine scritte a caso, stando dall'altra parte dell'oceano, mi ha tirato un pugno nello stomaco. Per quanto io lo neghi, sono mezza triste, confusa e indecisa. Il mio amore per questa città è un amore malinconico, intenso, rosso, viola, forte, a pugni e strattoni. Non vivevo un periodo tanto florido con la scrittura e la poesia da un paio d'anni, e l'impressione che ho avuto in febbraio, che questa città avrebbe potuto darmi tanto, non era sbagliata. Credevo che avrebbe potuto darmi un amore grande, ma in realtà me l'ha solo fatto annusare e poi me l'ha strappato dalle mani e dalle labbra,  perchè per me aveva altri piani. Quello che questa città mi sta dando è un grande vuoto dentro, che però mi sta forzando a riempirlo con parole, pensieri, evoluzioni. Quello che questa città mi sta dando è una grande evoluzione di me stessa.


Tutt'ora mi dà un gran nervoso l'aver preso impegni da qui fino a fine gennaio, ho una gran fretta di approfittare dei giorni liberi per viaggiare il più possibile, e poi finalmente a febbraio andare in Brasile, rimettermi lo zaino in spalla, dimenticarmi dello smalto e della piastra, abbronzarmi e stare spettinata e scalza e circondata dalla natura e addio cemento. Però al tempo stesso ho mille impegni qui, inviti e persone con cui amo passare il mio tempo, esperienze più piccole di un viaggio a centinaia di km, ma più genuine, reali, calde, umane. Bellissime da commuoversi, come dicevo sopra.

Per fare tutto non basterà il tempo e forse devo iniziare ad arrendermi al fatto che non sono qui di passaggio. Devo dimenticare questa fretta di andare, accettare il fatto che stando qui non mi perdo niente e che solo posso guadagnare, e godermi questa città senza data di scadenza. E capire che quello che mi ha portato qui era un bisogno di sistemare qualcosa in sospeso che avevo con la donna che un giorno sarò e non con la persona che avrei voluto mi accompagnasse. O semplicemente smetterla di pensare e programmare, comprarmi un agenda, scriverci dentro tutti i miei piani e aspettative, poi bruciarla senza pietà e uscire per una birra. 

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