Il lato grigio di viaggiare da SOLE

L'ispirazione nasce da un testo di protesta che negli ultimi giorni circola su facebook, scritto da una ragazza argentina della comunità con cui ad oggi dopo il mio ultimo viaggio, mantengo i contatti e alcune belle amicizie. 

Lo sdegno di questa ragazza nasce nella notizia dell'ennesima violenza sessuale avvenuta nelle vicine periferie di Buenos Aires, in questo caso sul corpo di una ragazzina di 16 anni, che per l'atrocia ne ha provocato la morte. Lo sdegno all'inizio nasce in me per i particolari che l'autrice non risparmia. Mi arriva perchè la notizia è scritta cruda, diretta, con dettagli raccapriccianti, e perchè la trovo irrispettosa nei confronti dell'intimità di una ragazzina che è stata violata e uccisa in modo feroce e disumano. Poi invece mi rendo conto che è proprio questo che funziona, che deve arrivare. E' giusto che un articolo ci schifi, ci sdegni, ci faccia venire dentro rabbia e voglia di vomitare. Perchè è questo, che dobbiamo sentire. E' solo questo, quello che ci muove, che ci porta a fare qualcosa, forse, per una volta, qualcosa.

Le parole di quel testo sono forti, crude, dirette, ma necessarie. Somigliano ad un urlo che ha bisogno di essere ascoltato, che DEVE essere ascoltato, ascoltato ovunque e non solo in Argentina, dove la violenza sulle donne è purtroppo tuttora una realtà, ma quasi sicuramente non più frequente che altrove, compresa l'Italia.


Il grido si aggiunge alla altre migliaia di grida che sostengono la campagna #niunamenos.
#niunamenos (letteralmente, "non una (donna) di meno") è una movimento che nasce in Argentina nel 2015, contro la violenza machista. 
#niunamenos è un grido collettivo contro la violenza di genere, che nasce in una comunità di artiste, giornaliste e attiviste, e che presto la società fa sua, aderendo al bisogno sociale di dire "basta al femminicidio". Di lì il passo è breve, il movimento entra nelle scuole, nelle associazioni, nei partiti e nell'agenda politica del Paese. La protesta, tanto sentita, prende nel tempo dimensioni continentali, raggiungendo Chile, Uruguay, Peru e Messico. Anche in Italia, la prima manifestazione è in programma a Roma il 26/11/2016. Info qui.

Come ho già scritto più volte, l'Argentina mi ricorda le letture che ho fatto sulla nostra Italia degli anni '60. Mi ricorda il giovane fervore, la voglia, l'iniziativa e la partecipazione alla vita sociale, culturale e politica dei nostri nonni. Mi ricorda la volontà di una popolazione di rinascere dopo una grande crisi, quella del 2001 per gli Argentini, la guerra per gli Italiani. Gli argentini mi hanno dato l'idea di essere un popolo forte, che rivendica con fermezza, che scende in piazza, che non tace, che non si adatta, che lotta. Mi sono rimasti nel cuore per essere un popolo sensibile, amabile, ma fiero e attivo.

Se devo essere sincera, questa campagna #niunamenos ci ho messo un po' e varie letture per capirla. Dall'inizio, mi ha dato l'idea di una confusione generale tra la lotta al machismo e il femminismo. Io non sono una femminista, non sento la necessità di urlare la mia femminilità nè di lottare per l'uguaglianza di genere, perchè a mia modesta opinione, nessuna di noi la desidera davvero. Sono per la parità di diritti, ma non per l'uguaglianza, perchè siamo infinitamente e meravigliosamente diversi. (qui si apre un capitolo enorme, che posticipiamo). 

Ora, che ho letto parecchio e forse capito, e che in parte appoggio, sento di voler far parte e di contribuire al movimento, raccontando anch'io la mia esperienza, sperando che serva. A qualsiasi cosa, a dare coraggio a chi ha paura, a sdegnare, a spazzare via timori, a sensibilizzare, non so. Questo è il mio primo passo dentro quelle scarpe rosse, ne seguiranno altri.

***

Questo blog, che era nato come un diario di bordo, si è trasformato nel tempo, diventando ormai la traslazione virtuale della mia moleskine reale. Non ci sono più dentro solo racconti di viaggio, ma anche poesie, riflessioni, aneddoti e pezzetti della mia storia.
Stasera ne aggiungo uno.

Io viaggio sola. 
Viaggio sola col mio zaino in giro per il mondo.
Ho conosciuto centinaia di persone. 
Ho condiviso birre e chiacchiere e mezzi di trasporto e camerate con centinaia di persone. 
Molto più della metà dei viaggiatori che ho incontrato e con cui ho condiviso qualcosa, erano uomini. 
Viaggio da sola da tempo, e ho imparato in che situazioni posso mettermi, che cosa evitare, dove non andare, come svincolare. Ma purtroppo, a volte, la situazione sfugge al mio controllo, e nonostante tutte le attenzioni, capita il farabutto di turno.

Quando mi dicono che sono incosciente, penso che la gente si riferisca principalmente a questo. Alla paura che essendo donna, e sola, in posti che non conosco, e spesso in mondi meno occidentali del nostro, possa capitare che qualcuno mi faccia del male. 

Ecco. Non è che non mi sia mai capitato. Ma soprattutto, non è che quello che mi è capitato mi abbia messo addosso la voglia di fermarmi. Non si pensi che per colpa di un ritardato troglodita io possa aver perso per un solo attimo la fiducia nel genere umano, e maschile.

Le viaggiatrici solitarie sono spesso tutte prese nel vantare la propria indipendenza, nel testimoniare quanto un viaggio sia stato semplice, sicuro, economico. I lati grigi però ci sono in tutti i viaggi, anche se spesso rimangono nascosti. Per questo non ho mai raccontato quello che sto per raccontare. Perchè non volevo ammettere di essere stata fragile, io, in tutta la mia fierezza. E perchè, principalmente, me ne vergognavo. Però sbagliavo, perchè la vergogna è l'ennesima violenza che permettiamo loro di imporci.

Quindi, eccoci qui.
Una sera, dopo un Braai (il nome con cui in Sud Africa si chiama un barbecue), ero in compagnia di un gruppo di ragazzi olandesi, danesi e sud africani. L'ostello era sulle spiagge dell'oceano indiano, la birra scorreva, venivamo da una giornata di lezioni di surf e da una passeggiata a cavallo al tramonto sulle dune delle immense spiagge bianche. Era stata una giornata perfetta, una cena perfetta, la birra era perfetta, la compagnia anche. Suonavamo i bonghi, cantavamo, giravano aneddoti di viaggi, si raccontavano storie davanti a un falò sulla sabbia. A notte fonda qualcuno iniziava ad andare a dormire, qualcuno restava, e io mi alzavo per lavarmi i denti e poi ritirarmi in camerata.

In bagno ritrovo uno dei ragazzi Sud Africani con cui avevo condiviso gli ultimi giorni. Mi fermo a parlare con lui su una panchina, chiacchieriamo del suo paese, delle tradizioni, degli stregoni, della cultura sciamanica. Io sono interessata, curiosa, mi piace sempre quando qualcuno si offre di raccontarmi della sua terra. Lui dice che suo nonno era uno sciamano, dice che anche lui ha ereditato dei poteri. Io rido. Lui si fa serio.
Dice che sente che io ho delle domande a cui cerco risposta. Dico che sì è vero, ma d'altronde come tutti, no? Lui mi dice che se non ci credo possiamo fare una prova e mi prende la mano. Io sono scettica ma sto ad un gioco che fino a quel momento mi era parso innocente. Lui inizia a raccontarmi tutta una serie di storie, tenta di indovinare il mio passato, dice che mi vede presto moglie di un uomo biondo e madre di alcuni bambini. Mi chiede se voglio sapere quanti saranno e io ridendo dico che sì, ovvio. 
Lui rimane serio e mi stringe la mano forte.

In quel momento mi rendo conto di essere da sola, nel pieno della notte, con un uomo che mi sta stringendo la mano tanto forte da farmi male e che continua a ripetermi ansimando "Ti fidi di me? Ti fidi di me? Ti fidi di me? Perchè tremi?"
Divincolo la mano mi alzo e dico che se me lo vuole dire bene, e che altrimenti sono stanca e vado a letto. 
Il volto del ragazzo simpatico e alla mano che avevo conosciuto nei due giorni precedenti si cancella per fare spazio ad un uomo aggressivo, che si spazientisce, si alza, mi prende di nuovo la mano con forza e mi dice che se voglio saperlo devo "fidarmi di lui perchè deve mettermi una mano sui genitali."
Io scoppio in una risata isterica e in italiano gli urlo "Ma non penso proprio!" mentre la stretta di mano si trasforma nella leva per un abbraccio non voluto da cui cerco di divincolarmi senza riuscire. Fortunatamente, in quel momento, Gerwin, uno dei ragazzi olandesi con cui viaggiavo da ormai qualche settimana, appare in fondo al giardino e inconsapevole di cò che stava accandendo mi urla "Hey, buonanotte Ire!".
Il ragazzo Sud Africano si volatilizza all'istante, e io rimango sola, in piedi in mezzo ad un giardino buio, tremante, con l'adrenalina a mille, l'odore di quel ragazzo addosso e nemmeno la forza di piangere per lo spavento.

Quell'uomo non mi ha fatto nulla, o meglio non è riuscito a farmi nulla di fisico. Eppure ha lasciato un segno forte nella mia femminilità. Non mi ha lasciato che un segno rosso sul polso, ma ha ferito la mia intelligenza, credendomi tanto stupida da permettergli di toccarmi. E mi ha messa davanti alla concreta paura di essere vittima di una violenza.
Sarò breve sugli altri episodi, quando in Bolivia un uomo ubriaco in una via mi ha seguita urlandomi cose che non potevo capire, e per salvarmi mi sono infilata dentro un asilo dove le maestre mi hanno tenuta al sicuro finchè non sono state certe che se ne fosse andato. 
Quando in Spagna durante il cammino di Santiago un taglialegna che lavorava nei boschi che stavo attraversando, 5 metri più in su del sentiero, mi ha fissata con tanta intensità da oltrepassarmi, per minuti interi, facendo commenti che non voglio ripetere, mentre io camminavo veloce a testa alta pregando, pregando che non si muovesse da dove era, che mi lasciasse stare, che mi lasciasse passare e andare oltre. 
O di quando ancora in Sud Africa nelle periferie di Durban, in pieno giorno, un uomo spuntato dal nulla mi ha presa per un braccio tirandomi e dicendomi che mi avrebbe accompagnata lui, ovunque io stessi andando.

Sono sempre stata salvata dalla comparsa di altre persone, che ovviamente sono un deterrente per i malintenzionati. Mi è sempre andata bene, avrei potuto non essere tanto fortunata, ma la violenza non è sempre solo fisica. Queste situazioni hanno comunque lasciato ricordi spiacevoli e temo indelebili.

Penserete che sono pazza a continuare a viaggiare da sola? A che razza di rischi mi piace sottopormi eh?

Pensate invece a questo.
Pensate al proprietario di un ostello di Johannesburg, che dopo avermi sconsigliato di uscire a quell'ora e dopo avergli io spiegato che avevo un'estrema urgenza di uscire a comprare "una cosa" mi ha accompagnato lui stesso a comprare i tampax. 
Pensate a quell'uomo che mentre a Venezia camminavo da sola per la mia strada, mi ha bloccato dicendomi "Scusa scusa scusa fermati. Volevo solo dirti che sei bellissima." e prima che io avessi solo il riflesso di rispondere, senza pretendere nulla in cambio ha continuato per la sua strada e la sua vita. 
Pensate a me seduta da sola mangiando un panino su di una scalinata ad Arequipa e ad un ragazzo peruviano che vende fiori ad una bancarella, che si avvicina con un braccio teso, una margherita, un timido sorriso e solo un "per te", tornando in silenzio alla sua bancarella.
Pensate a me seduta per 10 ore sul pavimento di una minuscola deserta stazione degli autobus della Patagonia argentina, aspettando dal pomeriggio a notte inoltrata un'autobus che non arriva. E pensate al proprietario dell'unico bar della stazione, che nel corridoio del terminal mi viene incontro con una tazza di the caldo alle 2.00 di notte e non vuole saperne di farsela pagare. 
Pensate a me che non riesco a dormire su di un rumoroso autobus notturno fra le Ande boliviane, e a un ragazzo del posto di 15 anni, studente all'accademia militare di La Paz, che tutti i week end torna dalla sua famiglia e stavolta si ritrova a condividere il sedile con una ragazza europea. Pensate a lui che mi tormenta per tutta la notte con mille domande sulla mia cultura, e che continua a chiedermi scusa perchè non può lasciarmi dormire perchè, dice, sa che non gli capiterà mai più l'onore di poter conoscere qualcuno che viene da un paese così lontano. Non ci credeva quando gli dicevo che l'onore era tutto mio.
Pensate a quanta bellezza, dolcezza, tenerezza e disponibilità c'è nel genere maschile e nel genere umano. Pensate e cercate di capire perchè non è un povero coglione quello che mi farà smettere di camminare a testa alta per le vie del mondo. 

Io ho imparato a leggere il mio istinto, e mi allontano da qualsiasi situazione in cui non mi sento a mio agio. Ho scelto di smettere di avere paura. Ho scelto di fidarmi e continuerò a farlo.
Ho deciso che non è per colpa di un povero coglione o due, che mi farò fermare e che nessuna di noi deve farlo.

Però ho comunque avuto il bisogno di scrivere questo post. Ho comunque dovuto raccontare che viaggiare da sola non è sempre sicuro. Ho dovuto testimoniare che nonostante io prenda tutte le precauzioni e faccia di tutto per evitare di mettermi in situazioni pericolose, purtroppo non tutto quello che accade dipende dal mio arbitrio. E soprattutto devo testimoniare che sì, devo prendere delle precauzioni, devo stare attenta, che non sono libera di viaggiare con la stessa libertà di un uomo, perchè questo mondo non è a prova di donna sola.

Ma ho anche deciso, che questo coglione o due, devono smettere di esistere. Che deve smettere di esistere qualsiasi uomo che anche solo pensa di alzare un dito o una parola contro una donna.
Deve smettere di esistere. E scusate la violenza di queste parole, ma citando la ragazza da cui tutto è partito "violenza è dover avere paura solo perchè sono donna". Violenza è essere costrette ad una campagna sociale per rivendicare un diritto che dovrebbe essere implicito, per gridare che ci siamo stufate delle violenza che rischiamo, concretamente, ogni giorno.




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