Il primo.

Slowly it fades. Slowly we fade
Spirit bird she creaks and groans
she knows she has, seen this all before she has, seen this all before.
(E' una di quelle la cui melodia ti rigira le budella e non capisci bene il perchè.)

Così, ancora lavorando a pieno regime, ma sentendo il profumo della fine, ho già aperto l'agenzia viaggi e ho iniziato le ricerche per la mia nuova partenza. Non ho fatto molto segreto della destinazione, nè dei motivi che mi spingono a tornare in Sud America. Mi sono innamorata di molte cose, laggiù, e soprattutto della me che è uscita fuori, strappata via a forza dalla prigione di un'introversione sottile e che spesso si nasconde dietro al mio sorriso. So che il lavoro non è finito, che c'è molto calore ancora da assorbire e che ho tutta una lingua nuova da imparare, la mia destinazione non poteva che essere ancora il Nuovo Mondo. 

D'altra parte, questa luna piena appena passata, che mi tormenta da tre giorni, e tre notti, mi ha messo addosso un'impellenza di scrivere che Diosantissimo non so proprio come uscirne. Mi ha fatto passare tre notti davanti a uno schermo bianco, a insultare una tastiera che non scrive da sola, lasciando sciogliere il ghiaccio dentro al Montenegro mentre fissando lo schermo mi dimenticavo di lui. Sono passate le ore e non è uscito niente, perchè non era voglia di scrivere del nuovo viaggio, che è ancora presto, nè tanto meno di finire di raccontare il vecchio, che io sono quella incostante che inizia le cose e a volte, non le finisce. 

Poi eccolo lì, ho capito che viaggio stavolta devo tirare fuori. E mi costa. Mi costerà. 

Questi sono i nodi silenziosi col passato, quelli che ancora non voglio sciogliere, quei nodi che ti si formano nei capelli quando te ne stai col vento in faccia e i capelli schizzano in tutte le direzioni, volano, si intrecciano, si appiccicano di salsedine e si annodano tantissimo. Scioglierli costa lacrime e fatica e però bisogna. 

Dai. Mo' lo dico. Sono giorni che penso alla donnina che ero quando avevo 20 anni, e che la sento così lontana. Mi sentivo grande, ero una calcolatrice razionale e impostata, ponderavo, agivo solo con una lista dei pro e dei contro davanti scritta solo con una biro blu. Ho avuto ambizioni malsane e ho travisato per lungo tempo quel che davvero conta, mi importava dell'apparenza e non facevo caso alla meraviglia della natura, dei volti, del tempo che scorre. Apprezzavo molte cose, ma ne davo per scontate molte altre. E il peggio, credevo di essere infelice. Ma, manco a dirlo, quel grigiore era tutto solo nella mia testa. 
Poi hanno scoperto che nella mia testa c'era anche qualcos'altro. Una mattina mi sono svegliata che non vedevo più, e nei mesi a seguire il mio corpo ha imparato cosa significa convivere con gli imprevedibili effetti di avere qualcosa che non va dentro al cervello. E' una roba che uno ci va fuori di testa. Fa paura. Mi è servito per imparare che siamo solo un ammasso di carne in balia di connessioni elettriche e per rivalutare tante cose, tutte, in pratica. E' stato un viaggetto interessante, un po' intenso, però non oso immaginare cosa sarebbe stato di me se non l'avessi fatto. E' stata la mia grande benedizione. Così ho tirato fuori le palle, mi hanno aperta, revisionata, sistemata. A posto. Del momento stesso e dei mesi a seguire ho solo qualche flash e pochissimi ricordi, è un pezzo di tempo vuoto che purtroppo mi sembra di non aver nemmeno vissuto. Ora porto ancora qualche cicatrice, e un tatuaggio che mi serve per ricordare sempre quanto sono stata fortunata. Ho un'amico artista di strada che gira per le vie vestito da clown con un cartello con su scritto: "Sorridi, sei ancora vivo." Ecco, guarda che io adesso, da quella volta, sorrido, sempre, a tutti, a tutto, tantissimo. Tantissimo!
Da quella volta ho imparato che siamo il frutto delle nostre scelte, e che la felicità è una scelta. 

Di questo viaggio a lieto fine, fra corsie d'ospedale, molta introspezione, paura, incontri e avventura, ho tratto la forza che tutt'ora alimenta le mie scelte. E' questo viaggio qua, che mi ha insegnato che il tempo che ci è dato, il NOSTRO tempo, non va sprecato dentro una vita che non ci piace, a immagine e somiglianza di qualcun altro. E quindi poi ho mollato il lavoro sicuro, e poi sono partita per la Francia, e poi la pasticceria, ecc ecc.

E' tornata sana e salva da quel viaggio lì che ho imparato che la paura è ciò che ci rende vivi. Che la paura è parte della nostra umanità. Che è umana. E naturale. E inevitabile. Pero che bello è quello stomaco che si contorce di fronte ad una nuova prima volta? La paura è l'alleata che ci entra nelle vene quando abbiamo bisogno di scatenare l'adrenalina. E' il nostro cervello che ci mette sull'attenti, che sveglia tutti i nostri sensi perchè possiamo di un'esperienza nuova estrarre ogni minima essenza.

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