Ti amo tanto Buenos Aires.
Sei stata una compagna affascinante e misteriosa. Sei stata dura e calda, rovente, pesante. Sei stata inflessibile e poi dolce e accomodante. Mi hai regalato stress e pace, molte passeggiate in solitudine fra il caos e la gente dei lunedì mattina, e molte altre nel deserto delle tue domeniche di pioggia. Mi hai regalato tanta musica, per le strade, nelle stazioni o dentro ai vagoni della metro, dentro teatri di cui mi sono potuta permettere l'entrata solo perché conoscevo un membro dell'orchestra, dentro scantinati bollenti e clandestini con jazzisti della madonna, dietro le serrande abbassate di un'accademia di tango che ogni giorno passo camminando, dietro la vetrina di un bar di Avenida Rivadavia dove sempre lo stesso signore si siede ad un piano che libero e suona ore. E folklore, e la prima fila allo spettacolo di una Murga uruguaya di cui sono fan da ormai più di un anno, e tanto rock nacional nelle radio e nelle cuffiette condivise con qualche amico. E dentro centri sociali a suon di tamburi indiavolati. E qui. Fra le mura di questo ostello che è diventato una casa, seduta sui divani o ai tavoli, o dietro il bancone della reception, interpretando testi, imparando modismi della lingua e approfittando della fortuna di poter conoscere persone di ogni fascia d'età e di ogni parte del mondo. Compartendo aneddoti, storie, musiche e cucine.
Buenos Aires, oggi mi hai svegliata alle 4 di mattina per tirarmi fuori dolci parole, ingarbugliate fra il profumo di pioggia, la mia pelle e le lenzuola fresche. Vorrei che mi lasciassi dormire, ma tu già sai che puoi impormi l'ispirazione in qualsiasi momento e senza pietà. L'hai fatto tante volte qui, regalandomi un periodi di grande ispirazione e poesia. L'hai fatto di notte, di mattina presto in un caffè stranamente aperto in una città ancora dormiente, l'hai fatto in parchi, stazioni della metro, davanti a un ragazzo che cantava una Barro Tal Vez da mettere i brividi, l'hai fatto mentre me ne stavo seduta su di un tetto con alcuni amici di passaggio, e poi fra le lacrime di un cuore che andava in frantumi, l'hai fatto nel bagno di una discoteca, dentro un abbraccio d'addio, e fra mille mate sola o accompagnata, nel silenzio di un parco e di una coperta condivisa stesi col naso all'insù.
Mia amata Buenos Aires, hai portato nelle mie giornate tanta gente splendida, legami inscindibili, molti visi di passaggio e altrettante amicizie tanto rapide quanto profonde. Inaspettate assenze, e insperate presenze, appoggi e consigli di grande saggezza e valore. Mi hai regalato una seconda famiglia, una mamma e una sorellina adottive, alcune zie, un paio di amiche per la pelle e tanti amici dall'essenza di diamante. Mi hai fatto conoscere scrittori, mastri birrai, artisti, musicisti, ballerini, sognatori, viaggiatori, e anime affini alla mia. Mi hai anche fatto conoscere gente orribile, che mi ha rimessa al mondo reale, ricordandomi quanto sia preziosa e pericolosa questa mia voglia di fidarmi incondizionatamente. Soprattutto, mi hai dato storie da raccontare e ricordi densi e fortissimi.
Mi hai regalato un'indecisione costante, un continuo cambio di piani, e per la paura di sbagliarmi per la prima volta dopo tanto tempo e tante sicurezze, mi sono messa in dubbio. Mi hai insegnato che non tutto dipende da me e dal mio impegno. Mi hai insegnato a non essere tanto dura con me stessa, a rinunciare al mio ordine e a convivere con l'incertezza. Mi hai confermato che dentro a ogni errore c'è un portone che si apre, e che da dentro ogni buco che una delusione ci lascia, possono fiorire e strasbordare boschi di nuove opportunità.
Mi hai regalato giornate di risate, domeniche e giorni di festa e film sul divano con famiglie acquisite, notti alcoliche, balli sfrenati e chiacchiere a suon di birra artigianale e molte complicità, mattine di lavoro senza aver toccato il letto, pastasciutte alle 5 di mattina e pizze al posto di brioches alle 8 in qualche after chissà dove, cinema d'autore, caffè storici, palazzi e contrasti splendidi. Le tue vie fanno eco al profondo disequilibrio di questa nazione, sono la bella copia di un foglio pieno zeppo di letteratura, ma straccio, bagnato e consumato che non sa essere valorato.
Ed è bella la tua forza, ed è triste la tua sconfitta, e commuove la tua insistenza. Vorrei tanto vederti fiorire, di più, di più del colore dei tuoi tramonti in Puerto Madero, o dei tuoi Jacaranda a novembre, o delle chitarre dei tuoi musicisti di strada, o del profumo delle tue pasticcerie di Avenida de Mayo, più del silenzio che ti prende a pugni i sensi quando esci dal microcentro e ti concedi una passeggiata in Almagro, più del profumo di una birra artigianale nelle stradine di San Telmo, più dei colori de la Boca, più del casino delle tue proteste e manifestazioni davanti alla Casa Rosada, più del fermento delle tue periferie. Di più.
Ci sono ricordi e legami e oggetti che porterò per sempre con me, dentro questa valigia, dentro il mio bagaglio di vita e di esperienze, di apprendimenti e nostalgie, che ogni viaggio si fa più grande e ricco. Mi mancherai tanto e in realtà non so bene perché. Perché non hai il mare, e non hai montagne, e sei bollente e irrespirabile, e confusa e incasinata e a tratti sporca e pericolosa. Però sei un carillon di ricordi che quando si apre svela una ballerina che balla solitaria la sua dolce danza, con una musica semplice che suona in sottofondo e uno non può non rimanere lì, impalato, ammaliato, incantato, da tanto intarsio, tanta bellezza, tanta grazia e tanto mistero.
Sono arrivata qui tre mesi fa e sento di aver assorbito un po' della tua essenza, di averti capita meglio e a fondo, sento di averti vissuta e di aver vissuto un'esperienza densissima. Ora però è arrivata la consapevolezza che è ora di chiudere il cofanetto, metterlo nello zaino e caricarlo sulle spalle. Lo conserverò sempre, aprendo il ricordo di tanto in tanto per lasciarmi trasportare dalla dolce nostalgia di un posto che ho chiamato casa. Con lo zaino di nuovo sulle spalle chiudo il nostro capitolo, dolce Buenos Aires, e stanotte salterò su di un bus che domani mi consegnerà al piccolo paesino di Malargüe, nel cuore dell'Argentina e ai piedi della Cordigliera. Da lì inizia il mio nuovo capitolo, di nuovo on the road, arricchita e leggera. Con un nuovo vuoto dentro, di quelli che fanno una male dolce dolce e ti ricordano di essere vivo.
Sei stata speciale, Buenos Aires. Sei stata un viaggio incredibile, dentro e fuori e tutt'intorno a me stessa. Sei stata pura vita. Sei stata mille emozioni contrastanti. Mi hai fatto dubitare di tutto e trovare tante risposte. Mi hai costretta a migliorarmi. Mi hai dato tanto che nemmeno ti immagini. Ti amo davvero, mi sa.
Ed è bella la tua forza, ed è triste la tua sconfitta, e commuove la tua insistenza. Vorrei tanto vederti fiorire, di più, di più del colore dei tuoi tramonti in Puerto Madero, o dei tuoi Jacaranda a novembre, o delle chitarre dei tuoi musicisti di strada, o del profumo delle tue pasticcerie di Avenida de Mayo, più del silenzio che ti prende a pugni i sensi quando esci dal microcentro e ti concedi una passeggiata in Almagro, più del profumo di una birra artigianale nelle stradine di San Telmo, più dei colori de la Boca, più del casino delle tue proteste e manifestazioni davanti alla Casa Rosada, più del fermento delle tue periferie. Di più.
Ci sono ricordi e legami e oggetti che porterò per sempre con me, dentro questa valigia, dentro il mio bagaglio di vita e di esperienze, di apprendimenti e nostalgie, che ogni viaggio si fa più grande e ricco. Mi mancherai tanto e in realtà non so bene perché. Perché non hai il mare, e non hai montagne, e sei bollente e irrespirabile, e confusa e incasinata e a tratti sporca e pericolosa. Però sei un carillon di ricordi che quando si apre svela una ballerina che balla solitaria la sua dolce danza, con una musica semplice che suona in sottofondo e uno non può non rimanere lì, impalato, ammaliato, incantato, da tanto intarsio, tanta bellezza, tanta grazia e tanto mistero.
Sono arrivata qui tre mesi fa e sento di aver assorbito un po' della tua essenza, di averti capita meglio e a fondo, sento di averti vissuta e di aver vissuto un'esperienza densissima. Ora però è arrivata la consapevolezza che è ora di chiudere il cofanetto, metterlo nello zaino e caricarlo sulle spalle. Lo conserverò sempre, aprendo il ricordo di tanto in tanto per lasciarmi trasportare dalla dolce nostalgia di un posto che ho chiamato casa. Con lo zaino di nuovo sulle spalle chiudo il nostro capitolo, dolce Buenos Aires, e stanotte salterò su di un bus che domani mi consegnerà al piccolo paesino di Malargüe, nel cuore dell'Argentina e ai piedi della Cordigliera. Da lì inizia il mio nuovo capitolo, di nuovo on the road, arricchita e leggera. Con un nuovo vuoto dentro, di quelli che fanno una male dolce dolce e ti ricordano di essere vivo.
Sei stata speciale, Buenos Aires. Sei stata un viaggio incredibile, dentro e fuori e tutt'intorno a me stessa. Sei stata pura vita. Sei stata mille emozioni contrastanti. Mi hai fatto dubitare di tutto e trovare tante risposte. Mi hai costretta a migliorarmi. Mi hai dato tanto che nemmeno ti immagini. Ti amo davvero, mi sa.
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