Sono femmina, quindi narcisa.

                                                                                                                            Luis

Due comunicazioni.

La prima.
Mi sono innamorata di Sepulveda e del suo Patagonia Express. Me lo sono mangiato tutto d'un fiato qualche pomeriggio fa mentre fuori pioveva e dire che mi abbia ispirata è dire poco. Questa cosa che lui, contagiato da una mania dell'amico Chatwin, abbia riempito decine di Moleskine scarabocchiandoci dentro le storie delle persone che ha incontrato per poi farne un libro mi ha riempita di endorfine. Forse perchè conosco il valore dell'incontro con altre vite e culture, ci ho trovato dentro un'idea di pura poesia, nella semplicità del racconto di esistenze umili o avvincenti che siano, ma il cui filo conduttore è lo spirito di umanità, la materialità dei gesti, l'essenzialità delle emozioni, vissute in questo caso letteralmente alla "fine del mondo", e per questo forse più crude, ma per forza più dense. 

Mi ha fatto venire la voglia di raccontare i miei incontri, ha ampliato il mio concetto di avventura perchè ho realizzato che dentro la mia, a costruirla, ci sono le intersezioni con le avventure degli altri. La mia storia è fatta anche delle storie di persone vere, avventurieri o meno, che ho avuto l'onore di incontrare. Ne ho sempre parlato poco qui, degli incontri, quasi a volerne proteggere il ricordo. Ma oltre a proteggerli, forse li ho anche aiutati a sbiadirsi un po' e questo è un gran peccato. Inversione di rotta, quindi, Capitan Sepulveda!

La seconda.
Ho messo in atto una rivoluzione dentro al mio zaino. Ho deciso di partire, signori, attenzione, confessione: con una piastra. Una mini piastra da battaglia comprata dai cinesi per euri 9,90 ma che a discapito del suo scarso valore potrebbe eroicamente salvare la mia autostima nei momenti di sconforto e umidità. 

E' stata una scelta difficile per il mio orgoglio di donna di mondo, ma è ora di smetterla con lo stereotipo del vero viaggiatore zaino in spalla rigorosamente senza tecnologia, che quelle fiabe lì sono antiquate ed estinte. Lo sappiamo tutti bene che a volte un gps nello smartphone può salvarti vita, tempo e denaro, una foto con il telefono perchè la tua macchina fotografica è scarica può salvare un ricordo e skype è l'invenzione del secolo perchè ti permette di chiamare casa senza dover donare un organo. E basta quindi anche con questa cosa che se ti piastri i capelli nel bagno dell'ostello non sei una vera dura ma una fighetta viziata di città. 
(Ok questi stereotipi sono stereotipi da ostello, e in Italia forse non è nemmeno ancora arrivato un vero e proprio concetto di "stereotipo" del backpacker, perchè i backpacker da noi sono ancora una nicchia sconosciuta e misteriosa. Provate voi a condividere il letto a castello con una tedesca agguerrita che non si depila da mesi e poi capirete di cosa parlo.)

Io ho sta fissa che se ho i capelli in ordine tutto è in ordine. Giro con la bandana in testa, con addosso quei trendyssimi(!) pantaloni da trekking con le tasche, lo zainetto da boy scout e pure il coltellino svizzero nel reggipoppe, sono capace di farmi docce gelide e dormire per terra in topaie, però se ho i capelli a posto nonostante tutto mi sento una gran figa, onestamente. Se i miei capelli invece stanno male, posso vestire anche abiti da cerimonia ma la mia autostima scende sotto gli scarponcini. Lo sa bene chi sa quanto tenga ai miei capelli e quanto mi riesca naturale fare la civetta ravanandomi la testa a destra e sinistra mentre con l'altra mano sorseggio con eleganza il mio aperol spritz. 

Escludiamo quelle tre volte in cui una perfetta combinazione di acqua calcarea, brezza marina, tasso di umidità e vento a favore hanno fatto si che mi si formassero naturalmente dei boccoli perfetti, ma ahimè frutto di un'equazione atmosferica indecifrabile e quindi del puro caso (o botta di culo che dir si voglia). Sono femmina, e quindi narcisa, e stavolta infilo senza vergogna una piastra nello zaino. 

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