Day 1-3 Lima

Volo privo di intoppi ma scomodo e interminabile, particolarmente degno di nota cmq il Tiramisu servito da Klm. Poi lunghissima impanicante attesa per il bagaglio e code infinite all'ufficio immigrazione. Tentativi falliti di prelevare contante e sconforto generale dato da 22 ore di viaggio, notte incalzante e nervi sotto assedio.

Il mio tassista prima di accompagnarmi all'auto raccatta nella mia disapprovazione un altro tizio con cui farmi condividere il viaggio (ma non la spesa). Con mia sorpresa però il passeggero aggiunto mi apre con eleganza la portiera (e me la richiude pure!) e mi ritrovo a condividere 40 minuti di taxi con un gentilissimo Signore che mi racconta fiero del suo Paese e mi riempie di consigli. La città che intanto scorre nei finestrini è caotica, luci a giorno, casinò e centri commerciali si susseguono lungo una via tappezzata da decine di semafori. Guidano tutti come pazzi e il tassista schiva un incidente ancora fumante deviando dentro una corsia pedonale, sballottiamo ridendo mentre il tassista fuma tranquillo fuori dal finestrino e guarda la partita tra Perù e Uruguay da un tablet incastrato sull'attacco del navigatore. Benvenuta in Perù Irene! La partita cmq è avvincente e questo mio primo tragicomico contatto umano mi dà il benvenuto nel più caloroso e divertente dei modi. Saluto il mio primo amico e arrivo all'ostello. (Qui sull'ostello, bellissimi graffiti a parte, stenderei un velo pietoso, ma vabbè ho visto di peggio)

 

Sabato mattina decido di partecipare ad un free walking tour giusto per ambientarmi in città, il punto d'incontro è un parco pieno di gatti noncuranti e sovrani non lontano dall'ostello, nell'attesa mi siedo su di un gradino e un ragazzo mi si avvicina e attacca bottone. Io rimango un po' diffidente e sulle mie, ma mi rendo presto conto che quella di Piero è solo candida gentilezza. Ho l'impressiome che qui non esista quel nostro tabù che ci impedisce di parlare con uno sconosciuto solo per il piacere di parlare, e il calore di questa gente mi piace tantissimo. Passo mezzora di chiacchiere sulla gastronomia peruviana, ascolto ancora molti consigli e racconti e alla fine ottengo comunque un invito a cena, che però visto il mio impegno non potrò onorare.
Il tour è organizzato da due ragazzi preparatissimi che ci accompagnano fra le vie della città fino a Plaza de Armas, attraverso il mercato artigianale di lana d'Alpaca e alcuni degli edifici storici di Lima, mangiamo una empanada da urlo e terminiamo con la degustazione di 4 qualità di Pisco, la bevanda tradizionale peruviana. Il pisco è una sorta di nostra acquavite che qui si usa tagliare con vari succhi di frutta e nella sua più famosa versione, il Pisco sour, con succo di lime.




Nel frattempo ho legato con 4 ragazzi, viaggiatori solitari a loro volta, terminati il tour e la degustazione sono le 15 ma siamo già tutti allegrotti e felici. Così io, Rob, Astrid, Alex e Julia andiamo a provare qualche birretta locale in quello che ci hanno indicato essere il più antico bar di Lima. Ottimo.

Passeggiamo poi per le vie della città macchine fotografiche alla mano e attraversato il fiume che divide il centro dalla periferia per seguire la musica che proviene da un festival, veniamo pedinati da una poliziotta che ci dice che la zona in cui ci troviamo è pericolosa e dobbiamo assolutamente andarcene, che se proseguiamo verremo rapiti e derubati. Non capiamo tanto allarmismo, siamo in gruppo ed è pieno giorno, ma decidiamo comunque di ascoltarla e cambiare giro. Si sa mai.

Lima è sovrastata da una piccola collina, chiamata Monte de San Cristobal, sui quali pendii sorgono alcuni dei quartieri più poveri della città e sulla cui cima regna una gigante croce illuminata. Prendiamo un collectivo, un piccolo furgoncino/autobus urbano sgangherato che messa la seconda risale il monte sgasando a manetta e portandoci alla meta con tanto di guida per soli 5 soles, poco più di 1,50€. Ormai è buio e il panorama su Lima, tutto intorno a 360 gradi, è spettacolare e immenso. Da qui si vede l'enormità di questa metropoli, ma rimane tuttavia difficile immaginare come qui trovino casa 10 milioni di persone.

Riscesi in città io e Astrid (una norvegese chiacchierona che sembra un fumetto) raggiungiamo Alex e Rob (Germania e Canada) al loro ostello, dove in uno splendido bar sul tetto beviamo ancora una birretta e chiacchieriamo fino a tardi, per poi rientrare ognuna al proprio ostello.
La mia prima giornata vola così fra nuovi amici ed un'enorme caotica sconosciuta città.

Dovevo ancora ripendermi dal volo e dal jet lag e sono tuttora esausta così il secondo giorno concedo al mio fisico uno stop. In solitaria mi prendo del tempo nel mercato artigianale e mi perdo fra le sue viette magiche e i suoi venditori così discreti e sorridenti. Passeggio per la città e inizio a cancellare la prima grigia impressione che Lima mi aveva dato. Tutto ora sembra un po' più familiare e colorato e sono felice di averle dedicato un giorno in più.


Ma come al solito io in una città non resisto per più di due giorni e domattina io e Astrid all'alba con il primo autobus parte per il sud...si va a Paracas, dove oceano e deserto si incontrano. Ossigeno.

"It's always good to go South."

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