Paracas - Nasca

Le ore passate scorrendo la Panamericana e il suo deserto mi riempiono di quell'energia di cui si nutre come fosse una droga chi vive on the road e si alimenta solamente vedendo nuovi paesaggi scorrere e cambiare da dietro i finestrini. È così che raggiungiamo Paracas, osservando il fascino del deserto da dentro la sua unica arteria. 

Panamericana
Con questo piccolo villaggio sull'Oceano finalmente troviamo anche il sole e io mi concedo un pomeriggio in solitaria passeggiando sul vastissimo lungo mare e sulla spiaggia tra pontili, case di lusso abbandonate e colorati pescherecci nel piccolo porto. 





Poche ore dopo l'arrivo purtroppo inizio anche ad avere la febbre e un gran bella influenza prende possesso delle mie facoltà. Il silenzio e la pace di questo piccolo villaggio amplificano quella sensazione di solitudine che si avverte quando si sta male e si è dall'altra parte del mondo e non si può contare che sulle proprie (poche) forze. Però insomma, è un momento grigio che dura poco, hanno inventato il paracetamolo e io certo non ho tempo da perdere. 


Così dopo aver condiviso il tramonto seduta in riva al mare con Alejandro, un argentino che vagabonda da 7 mesi per il Sud America con la sua moto e una tenda, e dopo aver diviso una cena e qualche piacevole chiacchiera con tre ragazzi italiani incontrati in ostello, munita di fazzoletti la mattina dopo alle 7 mi imbarco sul primo battello per le Islas Ballestas. 

Le isole non sono che un blocco roccioso che spunta fuori dall'oceano pochi km a largo di Paracas, ma ospitano un'enorme quantità di specie animali che qui vengono periodicamente a riprodursi, o solo fanno scalo durante le migrazioni. Pinguini, albatros e leoni marini convivono su queste isole tanto belle e selvagge quanto, devo dirlo, puzzolenti. Le isole sono infatti sfruttate dai locali come grande deposito naturale di guano, che viene lasciato accumulare per mesi e poi raccolto in grandi quantità e utilizzato come fertilizzante nell'agricoltura.






Il pomeriggio mi avventuro nella riserva naturale di Paracas, che si divide tra il deserto, le sue spettacolari coste e l'oceano. Le spiaggie, per le loro diverse date di origine vulcanica hanno colorazioni e composizioni differenti, e nel giro di pochi km passiamo da spiaggie color ruggine, a spiagge di sabbia bianca finissima, a distese di ghiaia nera.



Candelabro
Playa Yumaque
Playa roja
I panorami sono di una bellezza pura e incontaminata ed è qui che tra l'altro assaggio il mio primo cevice. Tipicissimo sulle coste, si tratta di pesce cotto con il solo utilizzo di succo di limone o lime, condito con cipolla e peperoncino. Una roba che non ve la immaginate neanche, pochi ingredienti per il paradiso. :)
Il giorno dopo lascio a malincuore il piccolo ostello, gestito da una dolcissima famiglia che mi ha un po' adottata e sfuttata come interprete in più occasioni, condivido l'attesa in stazione con un piccolo nuovo amico e salgo su di un autobus alla volta di Nasca e delle sue misteriose linee. 


L'ostello che ho scelto è deserto e ho una camerata e uno spazio sul tetto tutto per me, da dove mi godo un tramonto speciale in compagnia di Paco.


Pachito  :)
Tramonto sui tetti di Nasca
La città è piccola, trafficosa e troppo caotica per i miei gusti, ma l'accoglienza che mi viene riservata e la compagnia si rivelano comunque specialissime e fanno la differenza. Penso a Maribel per avermi ospitato, a Luis per avermi tenuto compagnia nelle mie attese per voli e autobus, ad Arturo per avermi accompagnata per i siti archeologici e avermi riempita di ricette peruviane, perché oltre a essere una guida di giorno, è anche uno chef di notte. E poi ad Alli, la bellissima bimba di 2 anni di Maribel, che al primo sorriso mi ha subito chiamata Amiga, mi ha regalato un fiore bianco e di lì in poi abbiamo condiviso colazioni, bucato e ore di gioco.

Il volo sulle linee di Nasca è stato emozionante, non solo per le linee che di loro trasmettono un fascino fatto di mistero ed energie mistiche e lontane, ma anche per il piccolo aeroplano 4 posti che ci ha portati in alto. Non ero mai salita su un aereo così piccolo e anche se forte per lo stomaco, viste le continue virate, l'esperienza è stata davvero incredibile.


Colibri'
Cimitero di Chauchilla
Dopo aver speso una sola notte in Nasca, fatto il mio volo e saziato la mia macabra curiosita' di vedere mummie e ossa delle civilta' preinkaiche nel cimitero di Chauchilla, prendo il mio primo autobus notturno. Direzione Cusco, 14 ore su per i passi delle Ande a 4500 mt, dove l'ossigeno manca ma almeno ti servono pesce per cena e ti danno pure la copertina per dormire al calduccio.
Ma questa si, e' una nuova storia.

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