L'autobus mi porta per tutta la notte in cima ai passi andini, rivelandomi l'altitudine a cui mi trovo nella penombra di villaggi dormienti, e con l'alba mi apre le porte di Cusco, che dolcemente sdraiata nel fondo della sua valle profuma di storia già dalle sue periferie. Il fiato si mozza da subito per l'altitudine, sono a 3300 mt slm e l'ossigeno é tanto rarefatto da darmi il fiatone per 4 scalini. Dicono ci si abitui nel giro di massimo un paio di giorni, ma per ora mi sento solo molto ubriaca e rimbambita.
L'ostello é una piccola ex corte coloniale, molto carino e caratteristico, fatto di colorati lampioncini e legni scricchiolanti. I miei compagni di stanza sono due scoppiati di prima categoria, un'irlandese dall'accento incomprensibile e un tedesco che fuma cannoni tutto il giorno e assomiglia tanto a Shaggy, lo spilungone di Scooby Doo. E' sabato sera e noi tre, anime della festa, ci spariamo un dvd dell'orrore spaparanzati sui divani con copertine e camomilla, per andare a dormire verso le 22. Siamo già ubriachi di altitudine non ci pare il caso di darci alla birra.
Il giorno dopo non perdo tempo e parto per un tour della Valle Sagrada. Sull'autobus nel giro di 10 minuti stringo amicizia con Mariela, una ragazza peruviana un po' matta che mi fa correre su e giù per le rovine di Ollantaytambo e Pisaq, scattando foto come due giapponesi e ridendo di una comunicazione in spagnolo che lascia il tempo che trova. Il fascino della Valle Sagrada e delle sue rovine é fuori dal tempo e salendo e scendendo nei suoi pendii terrazzati non ci rendiamo conto del tempo che passa e del sole che tramonta.
L'ultima tappa della giornata é Chincero, dove visitiamo un textilificio in cui vengono prodotti artigianalmente i migliori tessuti del Perù. La colorazione delle lane avviene con materiali di origine naturale e con lenti processi di cottura, e osservare le filatrici tessere a memoria decine di motivi nelle stoffe mi riporta un po' indietro nel tempo, quando il sapere custodito nelle mani era ancora considerato la vera saggezza.
Chincero non é solo la capitale tessile della Valle Sagrada, ma é anche il villaggio inka da cui si ritiene sia nato l'arco Iris. L'arco Iris, l'arcobaleno, é in queste terre un simbolo di enorme importanza e protagonista di una leggenda che adesso ditemi se non é un poesia. Tutto il credo di queste genti risiede nella Pachamama, la Madre Terra, che per loro comunica con il Cielo attravero la luce del sole e la pioggia che esso le manda. La pioggia in particolare rappresenta una sorta di onirico rapporto sessuale tra le due entità, e l'apoteosi dell'unione fisica di Madre Terra a Padre Cielo si ha nell'arcobaleno, in un tripudio colorato di acqua e luce che altro non può essere se non la conferma di una nuova maternità della Madre Terra.
E infatti, Pachamama di fa un grande emozionante regalo.



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