Natale a San Pedro de Atacama

All'alba la giornata vanta già momenti memorabili, la sveglia nel gelo degli altipiani boliviani è suonata alle 3.30, il buio e il freddo ci hanno già accompagnato nella nostra 4x4 fra i rilevi andini, fino a raggiungere i geyser sulfurei alle prime luci del giorno, e a riversare poi i nostri corpi congelati dentro rigeneranti pozze di acqua bollente a 5000mt di altitudine. Arriviamo al confine con il Cile intorno alle 10 di mattina, una frontiera incredibilmente desolata ai piedi del vulcano Licancabur, ormai spento, un cono quasi perfetto che raggiunge altezza 5920mt. La frontiera è una capanna nel mezzo del nulla dove sventolano fiere la bandiera boliviana e la Wiphala, la bellissima bandiera arcobaleno dei popoli andini originari. 


Altro timbro sul passaporto, tira un vento micidiale, saluto i miei amici francesi e salto su di un autobus che mi aspetta per portarmi a San Pedro. D'improvviso il vento si spegne, e si apre di fronte a noi un panorama ampissimo, un pendio lineare, quasi geometrico, di antica lava solidificata, una discesa dolce e dritta quanto uno scivolo, giù verso il Pacifico, giù dagli altopiani boliviani. Verso una bianca pianura desertica. A perdita d'occhio, eccolo lì. Il Cile.





Fa subito estate. Il mio ostello è un centro energetico hippy, con mosaici, uncinetti e mosche in ogni angolo, un po' fuori dalla città. San Pedro è una cittadina piccola e graziosa, con vie sterrate, muri bianchi di case basse, cartelli in legno, porte basculanti da saloon e balle rotolanti di sterpaglia spinte dal vento. Il sole picchia forte e il caldo è secco e avvolgente. Esco per pranzo e mi infilo nel primo bar per mangiare un panino. E chi ti incontro?! Sarah con il fidanzato, che l'ha di recente raggiunta per continuare insieme il suo viaggio. Dopo i giorni passati insieme a La Paz ci eravamo lasciate pensando di non rivederci mai più, ma si sa che il viaggio riserva spesso questo tipo di sorprese. Pranzo con loro e ci accordiamo per vederci nei giorni seguenti. In ostello, in un primo pomeriggio caldo e assonnato, stesa sul divano condivido la tv con una strana coppia di amiche, un agguerrito maschiaccio statunitense in bermuda e camicia a scacchi che dorme convinta nella sua tenda sgangherata, e una raffinatissima canadese dagli orecchini di perla e il trucco impeccabile. Sembrano due opposti, e mi fa sorridere constatare quanta diversità il viaggio possa avvicinare e unire. Con queste due pazze e Tai, un'affascinante ragazza cinese piena di piercing ed energie mistiche, passo la serata in un ristorante vegetariano in centro, tra risate, furti ai e dai tavoli vicini, pane fatto in casa alle noci e dolci cagnoloni randagi che piantano il muso nei nostri piatti. Però a letto presto, perchè il giorno dopo mi aspetta una maratona di tour prenatalizi.

E' la vigilia di Natale, ma la sveglia è per le seconda mattina di fila alle 4. Si parte che fa ancora buio tutti imbacuccati, che nel deserto fa 30 gradi di giorno ma va sotto zero di notte, direzione i geyser di El Tatio. I geyser di El Tatio sono i più alti del mondo, e i terzi per estensione. Il bacino è enorme, si compone di oltre 80 getti che arrivano fino a 6 mt di altezza. Ci ritroviamo a camminare per una buona ora attraverso questo campo minato di fumarole, getti di acqua sulfurea e fango bollente.







Lo spettacolo con la luce dell'alba è molto scenografico, ma senza nulla togliere a el Tatio, per me niente potrà mai eguagliare l'alba del giorno prima al Sol de la Mañana fra gli altopiani boliviani. Senza parole mi lascia però Freddy, il super sorridente autista dell'autobus, che mentre noi passeggiamo per le fumarole ci aspetta nel parcheggio allestendo la miglior colazione di tutti i tempi. Un banchetto spartano montato su due cavalletti con plum cake, pane tostato, marmellate, dulce de leche e miele, su di un fornelletto da campeggio mette su il caffè, il tè, un mate e c'è pure il nesquik, ci fa addirittura le uova strapazzate mentre l'autoradio del bus vuoto suona a tutto volume e a porte spalancate gli ACDC. Ma sei un grande Freddy! Appena sorge il sole inizia a fare un caldo allucinante, saltiamo sul bus e ci avviamo al ritorno sulla Ruta del Desierto, attraversando canyon, paesini sperduti dai nomi improbabili e viste mozzafiato.






Nel pomeriggio ricorro in centro per salire su un bus che va alla famosa Valle della Luna. Qui conosco Cyna, una guida turistica, una bellissima 40enne cilena, tutta sorrisi e pantaloni a fiori, pazza dell'Italia. Con una guida d'eccezione, mi godo a pieno questo pezzo speciale di mondo. La Valle della Luna è un regione caratterizzata da bizzarre formazioni rocciose che si estende fra la Cordillera de la Sal e i suoi pendii, 13 km a ovest di San Pedro. Adesso anche qui, come Dio gioca con la natura è una roba che non si può spiegare. Formazioni rocciose che sembrano scolpite da mani umane e invece è "solo" merito di millenni di vento. Distese bianche che sembrano innevate e invece sono fiocchi di calcare. Grotte scavate dall'acqua in sinuose curve. Valli aride e piene di crateri che sembra di stare su Marte. Dune di sabbia alte centinaia di metri, con cime che sembrano schiene e spine dorsali di dinosauri.












E poi quel tramonto. Quel tramonto lì che i colori non me li scorderò mai. Che davanti hai quel rosso lì, e ti giri e dalla parte opposta hai di fronte una luna piena e gigante che sorge nel mezzo di un cielo ancora un po' azzurro. E lo ridico, la natura non smetterà mai di lasciarmi senza parole. E lo ridirò ancora, già lo so. Ma ogni volta è un esplosione dentro agli occhi. Come si fa a non morire di entusiasmo? Piccola bimba felice. Piccola donna fortunata con gli occhi pieni di meraviglia. In cima a questo canyon sto respirando vita, respirando vita in questo arido deserto. Mi sento viva. Che bello questo viaggio, che bello continuo a ripetermi. Che bello. Sento che se ora mi chiedessero cos'è la felicità potrei rispondere senza avere alcun dubbio. Perchè l'ho vista, perchè ce l'ho addosso, perchè non esiste posto nè momento più bello di questo. 

Cyna è super simpatica, è tanto che non parlo italiano e mi fa piacere aiutarla a praticare un po' la lingua mentre lei aiuta me con lo spagnolo. Ci troviamo tanto bene che il giorno dopo, a patto di continuare l'esercizio linguistico, mi invita a salire abusivamente su di uno dei bus dove lei fa la guida, per andare a vedere la laguna Cejas. E come rifiutare? Così il 25 ho il mio regalo di Natale, e mi faccio un tour gratis...yuppiiii!

Rientro in ostello dove i ragazzi hanno cucinato empanadas, messo su un asadito, dolcetti, birra e vino natalizi per tutti e alle 10 siamo già tutti sazi e ubriachi. Nel giardino accendiamo un falò, spuntano chitarre, musica, la luna piena è ormai alta in cielo. Seguono discorsoni etilici sugli alti sistemi del mondo, torneino di poker, si continua con il vino, abbracci e baci, cappellini con le lucette, qualcuno suona un flauto, barzellette e camomille "per digerire", c'è il solito ubriaco, la solita coppietta innamorata, scambi di ricette, promesse di rivedersi, buoni propositi per l'anno nuovo e si va a dormire che ormai è giorno. Mi fa sorridere che le dinamiche dei cenoni di Natale siano poi sempre le stesse, anche quando la tua famiglia del momento non è quella di sangue. Il giorno dopo la sveglia è lenta per tutti, chi suona una chitarra, chi prepara i pancake per il brunch, chi dalla sera prima ancora dorme sui divani della zona comune, c'è pure Last Christmas alla radio. L'atmosfera è esattamente quella di una grande famiglia riunita la mattina di Natale. L'unica differenza con il Natale europeo è che qui siamo nel deserto, fa caldissimo e siamo tutti in costume, yep!


Nel pomeriggio come promesso mi imbosco nel bus di Cyna, e con Sam e Sara, un dolcissima coppia inglese che dorme nel mio stesso ostello, ci avviamo alla laguna Cejas. La parola laguna in spagnolo significa "lago senza sfoghi", in pratica uno stagno. In questo caso uno stagno salato, la cui densità salina è di 400 gr di sale per litro d'acqua. La laguna è tanto salata che è impossibile nuotarci, la densità dell'acqua ci spinge a galla e ci permette quasi di stare seduti a pelo d'acqua. La sensazione è stranissima e ci rende tutti euforici, ma qualsiasi graffietto o ferita brucia fino alle lacrime e ci raccomandano di non mettere la testa sotto l'acqua e di farci subito una doccia appena usciti perchè il sale "potrebbe cucinarci".







Nell'ilarità generale comunque noi ascoltiamo il consiglio, che si sa mai. Cyna ci offre un aperitivo con Pisco Sour e aspettiamo un altro incredibilmente rosso tramonto sul deserto. Rientriamo in ostello che fa già buio, e tra chiacchiere, birrette e una pasta italiana per tutti, con gli altri si fa di nuovo tardi.

La mattina dopo mi concedo un giretto solitario in questa cittadina che profuma di far west, scatto qualche foto, saluti e baci, impacchetto le mie cose e nel pomeriggio salto su di un autobus fino a Calama, e poi su di un altro, che in 17 ore mi porterà a La Serena, a rivedere il Pacifico e ad ammirare naso all'insù quello che è definito uno dei cieli più limpidi del mondo. Di nuovo on the road!

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