Buenos Aires #03 - Confesso

"Mi querida Buenos Aires,
desde los primeros en la calle
tus besos siempre estuvieron helados.
Deberia haberme dado cuenta
que tu saliva era mentira."

Vivo in costante bilico
tra l'amore per il fuoco di questa città
per la sua lingua e la sua musica
per le notti brave e il calore umano che qui ho incontrato
e l'odio per gli errori di valutazione.
Vivo tra l'impellente desiderio di andarmene
e gli impegni presi,
tra il mio bisogno di rimettermi sulla strada,
quello di dare svolte alla mia vita
e la voglia di restare per vincere le scommesse.
Tra il terrore di essermi sbagliata
e la consapevolezza che non è così.
Tra la frustazione di non poterlo dimostrare
e la voglia di tentare ancora una volta,
una dopo l'altra, sempre la ultima.

Ieri pomeriggio sedevo come spesso faccio sulle panchine della costa nera di Puerto Madero. Avevo con me un libro ma poca voglia di leggere e molto da pensare. Dall'albero che mi faceva ombra, mi è caduta addosso uno coccinella. Però bianca con alcuni dei puntini neri a forma di cuore, ve lo giuro. Come si sa, e se non si sa, poco importa, le coccinelle segnano tappe nella mia vita, però non è che io, di solito, me ne accorgo subito. Dopo averla lasciata giocare fra le mia dita, salendo e scendendo fra le falangi, attorno ai polsi, giù fino al gomito e risalendo fino al palmo, girando sul dorso in una danza ipnotica che mi ha tirata fuori dal mondo per qualche minuto, lei si è addormentata sul mio ginocchio. L'ho lasciata lì un'oretta mentre lasciavo che Galeano mi scorresse dentro agli occhi. Poi decidendo di andarmene, svegliandola dal suo sonno l'ho poggiata sulla panchina. Il tempo di mettere il libro nella borsa, l'ho ritrovata aggrappata al mio vestito nero. Sorridendole le ho detto che non potevo portarla con me e l'ho rimessa giù, ma una volta andata, con sorpresa l'ho ritrovata sul mio vestito, all'altezza del mio seno, aggrappata, combattendo con i miei passi e con la tracolla della borsa mentre tornavo verso casa. Così l'ho tenuta sul dorso della mano mentre camminavo per la città, mentre facevo la spesa, in banca, fra i semafori, il caos la gente il traffico. Poi siamo andate a mangiare un trancio di pizza da Guerrin (ah, Guerrin), abbiamo bevuto una birra e lei è rimasta con me finchè non ho chiesto il conto. Già pensavo a come darle casa sul comodino, ed è lì che lei è sparita.


Non so, se una coccinella albina con le macchie a forma di cuore che si affeziona a me e non si stacca e mi segue per ore è un segnale, però mi piace pensare che qualcosa da dirmi ce l'avesse.
Solstizio.

Vengo da due settimane strane, in cui un alternarsi di volontà mi ha portata allo sfinimento. Un giorno ho deciso di trovare lavoro qui, un giorno ho cercato i voli per Rio. Poi ci ho messo due giorni per buttare giù il mio curriculum in uno spagnolo che fosse decente e professionale. Poi l'ho cancellato. Poi l'ho rifatto e l'ho inviato ad alcuni ristoranti e hotel che stanno cercando chef pasticceri. Ho desiderato davvero una chiamata, e poi con tutta la paura di una bimba ho sperato che il destino non mi facesse questo scherzo. In realtà, mi manca casa. In realtà mi manca il mio zaino buttato a lato di una strada. In realtà ho inviato dei curriculum perchè voglio capire se il destino mi vuole qui. Io prendo decisioni solo quando mi trovo dentro la situazione, e ho voluto spingere un po' per capire se la situazione era già in programma. Poi ho cercato casa, mi sono informata sui visti, mi sono detta che volevo rimanere perchè sto bene qui, poi ho capito che se non mi siedo in un parco almeno una volta ogni due giorni divento claustrofobica, mi è mancato il respiro, che questa città potrebbe uccidermi.

Ieri sera è saltata la luce e seduti sulle scale ci siamo ubriacati di cachaça parlando tutte le lingue del mondo, ed è lì che ho visto quali sono le persone che fanno parte e vogliono essere presenti ora nella mia vita, e quali no.

Così in tre secondi ho bruciato e sparso al vento il motivo principale che mi teneva qui. A torto o a ragione non so. Così, ora, oggi, è uno di quei giorni che ho trovato un volo per Rio, fra 3 giorni, a un prezzo molto molto basso. Ora, oggi, è forse uno di quei giorni in cui capovolgo tutto e ricomincio da zero. Forse. O forse no.


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