Siamo sulla Sunshine Coast, e a parte un primo temporaloso pomeriggio che dedichiamo allo shopping nel piu grande store billabong mai visto, il sole non ci abbandona un singolo giorno. E che giorni spettacolari ho avuto. L'ostello è sulla spiaggia, i dormitori hanno ampie vetrate frontemare e l'alba sull'oceano non risparmia il suo spettacolo direttamente dentro le stanze ogni mattina. Profumo di crema solare e sabbia sulla pelle, giganti colazioni di yogurt frutta e muesli, cene speziate, serate alcoliche, biliardi e calcetto. Falò e bonghi sulla spiaggia, capelli affumicati e luna piena.
Poco dietro la spiaggia nella foresta scorre un fiume che fra cascate e profonde piscine naturali si ritaglia la sua via verso l'oceano. Spedizione improvvisata, adrenalina a mille, ripensamenti e rincorse coraggiose, acqua nel naso e spanciate, urla liberatorie e tuffi alti 16 mt. Non c'è emozione che non sia a mia disposizione, qui e adesso, mi sono detta. Così da un "non ce la posso fare" sono passata ad un "ma si godiamoci il momento". E che liberazione. E che sensazione poi, quando trovi il coraggio, e quando una volta in acqua, di sotto, riprendi a respirare e realizzi che quell'eternità che ti sembra di aver appena passato nel vuoto sono in realtà pochi secondi di panico e adrenalina. Quanto può essere relativo il tempo?
Il giorno dopo facciamo grandi spese per un braai self catering, e nel tardo pomeriggio usciamo con i cavalli fra il bush, le dune e la spiaggia. È il tramonto e la luce che scivola e filtra sopra le dune bianchissime è surreale. Il mio cavallo si chiama Roz e non mi ascolta, corre quando gli pare e rallenta quando gli altri corrono. Penso di essere la solita impedita, ma alla fine mi confessano di avermi assegnato il cavallo più pigro e ribelle. Ah, ecco, grazie. Al rientro abbiamo tutti degli ematomi sul sedere e non riusciamo a stare seduti, che noi non lo sapevamo, e lo abbiamo imparato a nostre dolorose spese, quando i cavalli trottano tu rimbalzi violentemente e ripetutamente il tuo regal didietro sulla sella e non ce n'è per nessuno. Infortuni a parte, risate a mille, stupore e incanto. Il mare e le dune al tramonto luccicano di oro bianco e il profumo di salsedine invade le mie narici già piene del vento in poppa che Roz mi sta facendo respirare (quando vuole lui, ovviamente).
Il falò sulla spiaggia supera ogni aspettativa, qualcuno suona bonghi e noi beviamo vino e intoniamo in modo impeccabile "the lion sleeps tonight" (il leone si sarà rigirato nella tomba).
Lascio Jeffreys Bay con una sorta di malinconia e bei ricordi di persone, prime volte, forti emozioni e colori vivaci.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.