Coffee Bay, Paradiso Fango e Surfisti

Dopo un'altra intera giornata passata su di un autobus bollente e uno splendido sole di cui non ho potuto approfittare, arrivo a Coffee Bay sotto un'improvviso fronte di nuvole nere e pioggia battente. Il villaggio non è che un incrocio di strade sterrate e accidentate su cui si affacciano due ostelli e 4 casupole, ma la posizione a picco sul mare è eccezionale. L'ostello si affaccia sulle due sponde di un fiume con ampi spazi aperti ed enormi tavoli da condividere. La comunità locale collabora con la struttura e i bimbi sono una piacevole costante compagnia. Mi incanto a guardare due bimbi giocare...a differenza di ciò che ho notato nelle grandi città, qui l'atmosfera è più serena e davvero questa nazione profuma di arcobaleno. 






Dormo in una rondavel, le tipiche case xhosa, e la mia porta si affaccia sul mare. Per il bagno devo fare 300 mt in discesa sul fango, non ho energia elettrica in camera e tra la mia stanza e l'area principale dell'ostello c'è un fiume che devo guadare ogni volta a pieni scalzi, nella totale oscurità della sera. L'inizio non è stato dei più felici, già stanche del viaggio e contrariata dalla pioggia la nostra traversata per rientrare in camera si è conclusa con un mio "bagno di mezzanotte" nel fiume e nel fango. Caduta come un pero. E ti pareva. Hahahaha.
Poi però è andata meglio, il giorno dopo mi sono concessa lunghe passeggiate sulle spiagge, un pomeriggio di lettura, la compagnia di un gattone nero e di bimbi affettuosissimi, ho mangiato tipicità divine e chiacchierato ore con gente di almeno 10 nazionalità diverse, condiviso la stanza con una norvegese e un geko albino che si aggirava silenziosamente qua e là tra i nostri letti a castello, ho ballato con la gente locale che di sera suona bonghi nelle aree comuni dell'ostello, ho coccolato per tutta la sera una cucciola orfanella trovata lungo la strada nel pomeriggio dalla proprietaria dell'ostello...si è addormentata sulle mie ginocchia e ci siamo riscaldate davanti a un falò. Lei sognava e abbaiava nel sonno, io intanto mi scioglievo di tenerezza. L'abbiamo chiamata Sunshine. 

Dalla mia stanza di notte continuo a sentire i bonghi e il rumore incessante del mare infrangersi sulle scogliere. Il ritmo è ipnotico e accompagna con naturalezza il sonno. 




Un pó come finisterre, questo luogo sperduto mi ha conquistata lentamente, qui ho fatto pace con la mia solitudine, ricaricato le batterie e alla fine mi sono innamorata di quel fiume da guadare. 

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