La Paz e Sucre

Arrivo a La Paz in poco più di 3 ore di bus, e a piedi con Fumiko e Sara raggiungiamo il centro in cerca di un ostello...gli zaini sulle spalle, la pioggia e poi la grandine, il continuo sali scendi della città, piantine sbagliate e tassisti poco onesti rendono un po' difficile la ricerca ma alla fine troviamo il nostro posto nel mondo, o per lo meno nella città. La prima impressione che abbiamo è pessima, La Paz sarà anche la capitale più alta del mondo ma che di certo non sa valorizzarsi, è una metropoli grigia, caotica e piena di smog. Il mio stop qui si limita a una notte di passaggio, opinione personale ma già non sono amante delle grandi città, figuriamoci di quelle che mi comunicano pessime energie.

Il giorno dopo però il cielo si apre e il sole va a ristorare un po' quella che era stata la nostra prima impressione. Con le mie due nuove compagne passeggio per le vie del centro, visitando il mercato delle streghe. Ci lasciamo ammaliare dai racconti di abili venditori, che ci spiegano l'origine e le credenze nascoste dietro ogni oggetto in vendita. Anche se lo spazio nei nostri zaini non lo permette, ci diamo allo shopping con ampia soddisfazione. Ora ogni volta che faccio lo zaino impreco contro me stessa per riuscire a chiuderlo, ma devo ammettere che il mio nuovo zainetto boliviano è fichissimo. :)




Per pranzo raggiungiamo il mercato centrale. Ogni mercato qui ha una zona chiamata Comedor, dove decine di signorette in grembiule offrono nella loro minuscola cucina/stand piatti tipici, semplici, ma autentici. Per 6 bolivianos (circa 90 cent) mangiamo una zuppa di verdure e un secondo con riso carne saltata e patate. Buonissimo e pancia pienissima.




Camminando per il mercato però incontriamo decine di queste signore qui sopra, che vendono leccornie pasticciose e io, solo per dovere professionale, non posso resistere all'assaggio.
La giornata prosegue così, tra cibo di strada, passeggiate e risate. Tutte e tre la sera abbiamo un appuntamento alla stazione degli autobus, per prendere tre diversi bus notturni che ci porteranno in altrettante diverse destinazioni. Mentre Fumiko scende ad Uyuni, Sara prende la sua via per Cochabamba e io vado a sud, verso Sucre. Il bello del viaggio è anche questo, accelera i legami e li rende da subito forti, porta da subito a condividire come si fosse amici da una vita, per poi salutarsi il giorno dopo scattando una foto ricordo dentro un terminal degli autobus. Suerte chicas!



Il mio autobus notturno per Sucre è proprio boliviano, cingolante, gelido e scomodo. Non riesco a dormire e continuo a rigirarmi nel mio sedile semireclinabile avvolta come un bozzolo nel mio sacco a pelo (negli altipiani andini di notte si gela e gli autobus non sempre hanno il riscaldamento e sono pieno di spifferi, ma questo perché io che sono tirchia e prendo quelli meno cari per economizzare...esistono anche i super lusso per i più pretenziosi). Il mio vicino di posto ha lo stesso problema. Si chiama Omar, ha 18 anni e sta frequentando l'accademia di polizia a La Paz, ma sta tornando a Sucre dalla sua famiglia per la pausa natalizia. Così all'una di notte stringo una nuova amicizia e tutta la notte seguiamo a raccontarci delle nostre rispettive culture. Emozionante. Amo sempre di più questa gente, così curiosa e aperta al dialogo, al sorriso, alla condivisione. Questo popolo, in Bolivia ancor più che in Perù, mi emoziona per la sua tenerezza e la sua autenticità. Di nuovo qualcosa fa breccia nel mio cuoricino nomade.

Emozionante si, ma arrivo a Sucre alle 9 di mattina che mi manca una notte di sonno e sono capottata. L'ostello é una vecchia casa coloniale dai legni cigolanti e si apre intorno ad un grazioso patio centrale. Adoro. La mia prima giornata diventa per forza una giornata di riposo con qualche timida passeggiata di ambientamento.



Sucre è una cittadina pulita e tranquillissima, e anche se un volta girato il centro storico la città non offre moltissimo da fare decido di concedermi due giorni di pace in questa isola che non sembra nemmeno Bolivia. L'ultimo dei miei giorni a Sucre, con Ines, Jordy, Ben e Luzero, una ragazza del posto, decido di avventurarmi alle 7 Cascadas e finalmente mi ricordo dove sono. Non in una pulita cittadina europea, ma in Bolivia, dove la natura che qui è di una bellezza disarmante predomina e dove l'uomo poco può al suo cospetto. Le 7 cascadas sono una serie di cascate che scendono lungo una valle poco fuori da Sucre. Seguendo a fondo valle il percorso del rio al contrario si raggiunge la prima, ed è possibile poi scalare il corso dell'acqua per risalirle tutte e 7 con panorami da togliere il fiato. Dato che il percorso non è segnato e leggermente pericoloso decidiamo di affidarci ad un agenzia che merita una parentesi.

Nonostante l'ampia offerta non si tratta di una vera a propria agenzia di viaggio, l'agenzia é infatti gestita da 22 volontari che a rotazione si offrono come guide turistiche (ottime e preparatissime) della zona. Il ricavato va in attività gestite dagli stessi volontari per lo sviluppo, l'istruzione, la pulizia delle aree e alcune manifestazioni per l'informazione alle comunità locali. Questo progetto mi è sembrato geniale e l'idea di poter contribuire in qualche modo mi ha fatto ancora più piacere del solito tour fine a sé stesso.

La nostra guida è Luz, una dolcissima ragazza dal sorriso contagioso. La prima tappa è il parco cretacico, dove su una parete rocciosa che un tempo era il fondo fangoso di un lago, si possono osservare varie orme di dinosauro, tra cui la più lunga traccia del mondo, i 350 immuati mt di camminata di un brontosauro.
Purtroppo il cielo è nerissimo e la nostra visita al parco si svolge sotto la pioggia, ma ciò che ci preoccupa di più è il rio per il pomeriggio alle cascate. E infatti detto fatto. Dopo una breve discesa verso la valle ci troviamo a dover guadare con l'acqua fino all'ombelico quello che di solito è un ruscelletto superabile con un piccolo balzo, a scalare le rocce scivolose sotto la pioggia e a raggiungere senza fiato posti che di loro già lo leverebbero. L'acqua densa e scura di pioggia mi piace più della limpida e trasparente che mi aspettavo, perché mi ricorda l'imprevedibilità della natura, e di tutto ciò che con essa viene. Il mio viaggio e i miei incontri, ad esempio. E il fango che ho addosso. E l'acqua che mi arriva fino alle mutande. Perché sono le avventure a formare i ricordi più forti.







La mattina dopo lascio Sucre con ancora un sacco di adrenalina addosso e con i miei scarponcini ancora zuppi del giorno prima. Questo viaggio ha preso la giusta direzione, la prossima è Potosi, ma qualsiasi sia la meta, ormai sono sul pezzo. Sur America me encantas.

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