Puno e il Lago Titicaca

Puno è lo stop obbligato per raggiungere le famose isole fluttuanti degli Uros sul lago Titikaka. La città è piccola e non ha molto da offire se non una via piena di ristoranti turistici, negozi di souvenir e un porto "leggermente" pericoloso. L'ostello però è una bella casetta dove al mio arrivo non faccio nemmeno in tempo a togliermi lo zaino che vengo coinvolta in una danza locale con alcuni ragazzi del posto e altri ospiti e tutta la stanchezza del viaggio passa in un attimo.
Decido di visitare le isole fluttuanti la mattina e l'isola Taquile, un'altra delle isole del lago, nel pomeriggio.

Per quanto riguarda le isole flottanti sarò sincera tutto è molto turistico e un pò artificioso, ma rimane il fatto che la storia di queste isole è affascinante e che non esiste nulla del genere in nessun'altra parte del mondo. Ero stata avvisata di questa possibile disillusione, ma ritenevo fosse comunque una cosa che va vista.




Per sfuggire ai bellicosi Inka, il popolo degli Uros fuggì prima verso le alture del lago Titicaca e successivamente iniziò a costruire con i giunchi del canneto che cresce in abbondanza nelle zone meno profonde del lago, qui detti totora, delle vere e proprie isole galleggianti. Nel tempo si iniziò ad ancorarle al fondale e si creò così un villaggio, in cui ogni isola è abitata da un gruppo famigliare, generalmente 15-20 persone. La particolarità di queste isole è che essendo fatte di semplici giunchi sovrapposti, un nuovo strato di totora deve essere posto sopra il vecchio ogni 5-7 giorni, mentre i precedenti strati sottostanti vanno via via decomponendosi e affondando, fino a dissolversi di nuovo nel lago. Stando seduti sulla sua superficie, perennemente umida, si può sentire il fluttuare del lago e rendersi conto che più che su di un isola, ci si trova su di una zattera galleggiante. Sulle isole ovviamente non esistono agricoltura né tubature né fondamenta di ogni genere, essendo la superficie fatta di sole canne. La popolazione beve l'acqua del lago e sgranocchia i canneti per merenda. Ce ne hanno fatto assaggiare un pezzetto, ma raccomandandosi che fosse davvero piccolo, perché il nostro stomaco europeo potrebbe avere antipatiche reazioni all'acqua di lago a cui loro invece sono abituati. Il popolo Uros fruisce ora di alcuni pannelli solari forniti dalla regione e importa ogni prodotto alimentare dalla terra ferma, ad esclusione del pesce su cui ovviamente è fondata buona percentuale della sua economia. La maggior parte degli introiti viene però dal turismo, e l'impressione che si ha è che le isole sopravvivano più come attrazione turistica che come vera tradizione, ma tutto sommato la visita è comunque molto piacevole e pittoresca.

Nel pomeriggio visitiamo l'isola Taquile, che rispetto al primo stop si rivela diametralmente opposta. La popolazione è timida e riservata e continua a vivere indisturbata la sua quotidianità nonostante il nostro rumoroso passaggio. Una breve ma ripidissima salita ci porta dal minuscolo attracco alla cima dell'isola, dove una modesta piazza ci dà il benvenuto nella comunità.




Godiamo passaggiando di paesaggi mozzafiato e per il pranzo siamo ospitati in una mensa comunitaria, dove ci viene servita una spettacolare zuppa di qinoa e una trota di lago grigliata a regola d'arte da una signora del posto. Beviamo mate di coca e muña, un'infuso di foglie di coca e di una menta selvatica che si raccoglie nei boschi del posto. La vista dal nostro angolo di tavolo è bellissima e i sensi sono tutti completamente appagati.
Dopo pranzo una famiglia decide di omaggiarci con una danza locale e in mezzo agli adulti danzanti spicca una dolce creatura di 3 anni con i codini e un goffo senso del ritmo. Ed è proprio me che questa bellissima bimba decide di prendere per mano, per coinvolgermi nella loro danza in un girotondo di emozioni. Al settimo cielo.




Rientro a Puno felice per la giornata e soprattutto perché mi attende un grande domani, è infatti arrivata l'ora di lasciare il Perù e di varcare il confine con la Bolivia. Copacabana!

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