Le salineras di Maras, poco lontano da Cusco, sono un luogo che non sembra di questo pianeta. Un ripido pendio della Valle Sagrada è costellato da 5000 piccole pozze, dove l'acqua che esce naturalmente salata dalla montagna viene fatta defluire secondo un antico quanto efficace sistema di canalette e gravità, e poi lasciata asciugare per raccogliere il sale che si deposita, a quintali. Le sfumature dei colori della terra si mescolano al bianco e al rosa del sale, in una palette di colori che lascia spazio solo ad una lenta e silenziosa ammirazione. Camminando su e giù per il pendio fra gli strettissimi bordi delle vasche ci si avventura in un mondo fiabesco color pastello, dove il metodo di raccolta è ancora quello di secoli fa e dove non si conosce tecnologia ma solo la forza delle proprie braccia e il peso del sale sulla propria schiena.
Dopo una passeggiata per Cusco e questa ultima visita, mi imbarco su di un autobus notturno per Arequipa, direzione Sud, caldo, estate.
I miei giorni ad Arequipa sono calmi e solitari, dedico tutte le attenzioni al mio fisico e mi concedo solamente passeggiate lente in quella che scopro essere senza dubbio la mia preferita delle città peruviane. La chiamano la città bianca, perché i palazzi del suo centro storico, patrimonio Unesco, sono stati costruiti interamente con una roccia vulcanica bianca che è di impressionante luce e bellezza.

Sono i primi di dicembre, e mentre io compro un cappello per proteggermi dal sole e corro in ostello a cambiarmi per il caldo, tutta la città è in fermento da addobbo natalizio. Nei giorni in cui giro per le sue vie, piano piano Arequipa si decora a festa, le sue vie si riempiono di luci e ghirlande, e per ultimo ecco apparire, in piazza, un enorme magnifico altissimo albero di Natale. Fa strano, ma allo stesso tempo mi emoziona e mi riempie il cuore, sentire anche qui lo spirito natalizio avanzare, anche se sono in canottiera e infradito e per non scottarmi devo mettere la protezione solare 50. :)

Arequipa è sovrastata da tre grandi vulcani, tra i 5600 e i 6100 mt di altitudine. Ma il suo gioiello è sicuramente il monastero di Santa Catalina. Dedicato a Santa Catalina, devota di San Francesco d'Assisi, questa piccola città nella città era una volta un importante monastero di clausura. Le sue viette, i colori delle sue mura, le stanze delle monache, le cappelle, le cucine...tutto traspira la quotidianità delle vite che l'hanno abitato. Non è un luogo religioso come gli altri, nulla qui ha a che vedere con lo sfarzo e l'imposizione. Quello che che si respira, fra queste stanze e queste viette ormai vuote, come se non se ne fosse mai andato, è l'aspetto umano, il respiro, il pensiero, le giornate di queste monache.





Da questa silenziosa mattinata passata fra le mura del monastero esco in pace dei sensi, rigenerata. La piazza invece è animata da famiglie e innamorati a qualsisi ora del giorno e della notte, e sabato mattina ho anche la fortuna di assistere a un festival culturale di danze e musiche tipiche.
Ma sento che i miei polmoni sono pronti ad affrontare di nuovo l'altitudine delle Ande, ed è ora di andare verso Sud, per la mia prossima e ultima tappa in Perù, Puno, il lago Titicaca e i suoi 3800mt slm.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.