In questi giorni mi è spesso stata fatta una domanda su tutte.
"Ma parti da sola perchè non hai trovato nessuno con cui andare o perchè stai meglio sola?"
Mh. La mia prima reazione è stata fumo nelle orecchie e un po' di amarezza. Poi ho capito che la domanda è piuttosto innocente e in fondo del tutto lecita, per chi ancora meno di me sa a cosa sto andando incontro (come se io potessi anche lontanamente immaginarlo hahahaha) e ho cercato una risposta.
Una volta per tutte, è questa.
La mia è una scelta, non una condizione.
Credo che sia bello e divertente condividere una vacanza con degli amici, una settimana di sole e mare o un week end in visita ad una grande città. Ma quando si viaggia, credo sia una pessima idea portarsi dietro la propria zona di comfort.
In primis, la libertà che deriva dall'essere indipendenti in ogni singola decisione è qualcosa di straordinariamente potente e non sempre, e comunque non da subito, facile da gestire. E' una sfida che si apre poco dopo il check in in aeroporto e si chiude quando rientri (anzi, qualche mese dopo). Al primo disagio segue una dose di adrenalina che potrebbe tranquillamente sostituire qualsiasi additivo chimico, e da lì in poi sei inarrestabile. Già questo basterebbe.
Secondo, viaggiare con dei compagni di viaggio ti porta a dei compromessi, non voglio dire che questa sia per forza una cosa negativa, ma comunque ognuno ha dei livelli differenti di sopportazione alla fatica, allo stress, all'incognito. In situazioni di limite, e ripeto qui non stiamo parlando di una vacanza al mare, le divergenze possono essere un'ulteriore fonte di stress e nel tentativo di assecondare e rispettare le esigenze degli altri, può capitare di dover rinunciare a delle occasioni e a delle esperienze. E io credo che ci sia così tanto da vedere che non ci si può permettere di sprecare l'occasione, mai.
Terzo, all'interno di un gruppo di amici si è più predisposti alla chiusura, già il fatto che si parli tutti la stessa lingua, che si abbiano aneddoti in comune, che ci si conosca da tempo è una bella bolla, una zona di comfort, dalla quale per forza di cose non ci si sente stimolati ad uscire. E io credo invece che sia proprio spogliandoci interamente del nostro abitudinario che possiamo assorbire ogni singolo input che ci viene dall'ambiente che stiamo visitando. Non solo dal Paese in cui ci troviamo, ma anche e soprattutto dalle persone che incontriamo, ovviamente i locali ma anche gli altri viaggiatori. I viaggiatori sono degli affascinanti cantastorie e inesauribili fonti di consigli ed esperienza. Si perde la cognizione del tempo, ad ascoltarli.
Quarto. Viaggiare da soli non è una roba tipo Tom Hanks in Cast Away. Non si ha idea di quanta gente viaggi da sola in giro per il mondo. Posso garantirlo, pur non essendoci mai stata, che in ogni ostello o bus o aeroporto ci saranno altri viaggiatori come me. Ci si riconosce dallo zaino in spalla. E quando si è soli, è impossibile non socializzare con chiunque. Basta un sorriso ad un bancone, uno sgabello libero ad un grande tavolo, mezzora sullo stesso divano nella sala comune dell'ostello. Tutto inizia da una semplice domanda. "Da dove vieni?". L'estrema naturalezza con cui siamo portati ad aprirci con degli sconosciuti credo venga dal fatto che siamo tutti lì per lo stesso motivo. Non servono molte domande. Mi fa sempre sorridere come spesso dopo ore di chiacchiere birre e risate, si arrivi a chiedersi..."Ok, ma tu come ti chiami?"
Quinto. Viene da sè che tutte le persone che incontriamo possano diventare compagni di viaggio. Per un'escursione di mezza giornata, tre giorni o l'intero viaggio. I lamentoni, gli affaticati e gli schizzinosi non viaggiano zaino in spalla, e questa è la migliore delle selezioni. La gente che si incontra negli ostelli è esattamente come te. Ma se e quando si forma un gruppo, si forma con una base molto chiara a tutti. Si è indipendenti. Ognuno lascia agli altri e pretende per se stesso i propri spazi, senza pudore o senso di colpa. Chiunque è libero di fermarsi o andare avanti, mangiare quando gli pare, dormire dove gli pare, vedere cosa gli pare.
Quinto. Viene da sè che tutte le persone che incontriamo possano diventare compagni di viaggio. Per un'escursione di mezza giornata, tre giorni o l'intero viaggio. I lamentoni, gli affaticati e gli schizzinosi non viaggiano zaino in spalla, e questa è la migliore delle selezioni. La gente che si incontra negli ostelli è esattamente come te. Ma se e quando si forma un gruppo, si forma con una base molto chiara a tutti. Si è indipendenti. Ognuno lascia agli altri e pretende per se stesso i propri spazi, senza pudore o senso di colpa. Chiunque è libero di fermarsi o andare avanti, mangiare quando gli pare, dormire dove gli pare, vedere cosa gli pare.
Sesto. Una donna che viaggia da sola è un'eccezione qui in Italia, ma nel Nord Europa o in molte altre parti del mondo (una su tutti la Corea, ci sono flotte di Coreane sole in giro per il mondo!) è una cosa piuttosto normale. Come ripeto sempre sono io la prima a tenere alla mia incolumità. Prendo tutte le dovute precauzioni, uso qualche escamotage e qualche furbizia e comunque nei momenti in cui mi capiterà di non avere compagni di viaggio di certo non mi metterò ad uscire la sera da sola. Sono forse un po' coraggiosa, ma non incosciente.
Il motivo per cui viaggio da sola è perchè viaggiare da soli è sfida, libertà, essenzialità e immersione a 360 gradi. Perchè non esistono scuse verso i miei limiti, non esistono compromessi, non esistono difficoltà che non insegnino lezioni di forte valore. Perchè quando sono sola sono più portata all'apertura, senza pregiudizio, paura, barriera culturale o linguistica. In fondo, se ci pensate, sorridiamo tutti nella stessa lingua. E' così che ho imparato che ci sono codici universali, e che posso sentirmi un po' a casa ovunque io sia.
"Voglio andare a casa! ...la casa dov'è?" lo diceva il vecchio Lorenzo.
Questo è il mio spirito di viaggio e il motore di ogni mia partenza.

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