Drakensberg Amphitheatre Hike

Ad esclusione dei miei scarponcini per i vari trekking, cammino scalza da 4 giorni. Giro a piedi nudi dalla mattina alla sera, con un libro in una mano e un bottiglia di savanna dry nell'altra, fra il prato il lago i dormitori e le grandi cuscinose aree relax. Condivido la stanza con due olandesi, una svizzera, una neozelandese e un tedesco, noi ragazze ci concediamo serate nella jacuzzi bollente del bar, qualche drink e non appena sentiamo troppo caldo corriamo fuori a buttarci nella piscina più fredda. È un ottima idea per dimenticarsi come si respira per qualche secondo, ma poi la sensazione è imbattibile. Chilling. Le serate all'ostello sono piuttosto agitate, bell'atmosfera, bella vita.

Purtroppo il tempo non mi ha assistita, e la nostra scalata al picco dell'Amphitheatre è piuttosto faticosa, e umida e piovosa e bagnata e uggiosa. Partiamo da quota 2300mt slm. Le pareti sono ripide a si alzano altissime sopra le nostre teste, dopo qualche km di una non troppo dolce salita fra i picchi si apre una spaccatura di sassi e rigagnoli, che la nostra guida decide di scalare.




185 mt letteralmente arrampicandoci fra i sassi, portando ginocchia sopra la testa e rischiando la vita diverse volte, risalendo come salmoni la corrente di questo piccolo ruscello che ha scavato la sua via fra le rocce. Se non bastava la pioggia, ora goretex o non goretex siamo tutti fradici come pulcini. Vorrei poter dire che una volta in cima la vista ha compensato la fatica, ma soddisfazione e sudore a parte sono un pó sfigata con i panorami e le relative nebbie sto viaggio.


Una volta sul plateau pranziamo affacciati sulle Tugela Falls, le cascate del fiume Tugela, che si riversa nella valle dando spettacolo nella seconda più alta cascata del mondo. Siamo a 3100mt slm. E poi uno pensa che una volta in cima la grande fatica sia fatta. Ti dici "ora che siamo in cima dobbiamo solo scendere". Esatto!




Aaaaaaaaaaahahaha. In Europa nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza misure di sicurezza moschettoni e corde, ma..questa è l'Africa signori. Wild Africa. Buttatevi nel vuoto ragazzi...yeee! Tremolini di gambe, urletti e qualche pianto hanno accompagnato molte discese. Dal canto mio adrenalina a mille e ridarella isterica bastavano, sono ancora viva...e gasatissima!
Alla fine nonostante il brutto tempo è stata una bella prova fisica con picchi emozionanti e panorami spettacolari. Mai avrei scalato a mani nude una cascata contro corrente nè mi sarei lanciata di sotto su pareti verticali aggrappata senza sicure ad una scala di ferro appesa nel vuoto. Ma sono sopravvissuta e oggi mi sento sicuramente un pizzico più coraggiosa di quanto ero ieri. Bella lì.





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