Il tuor di oggi è stato intensissimo e stancante, emotivamente più che fisicamente. La città, il panorama dalla torre più alta dell'Africa, Soweto, la day care per i bimbi della Township, e poi la casa di Mandela e l'Apartheid Museum mostrano la stessa faccia della stessa medaglia, quella di una città dalla storia travagliata e commuovente. Animata da enormi differenze, lotte e ingiustizie, è una nazione che ancora non rispecchia i valori che con duri conflitti e troppo sangue sono stati recentemente scolpiti sulla carta.
Le nozioni sono infinite e la mente fa confusione. Il senso di fascino e la tristezza che comunque rimangono addosso all'uscita di un museo, quello dell'apartheid, straordinariamente ben fatto e articolato, non si lavano via con una doccia. Come non si lava via l'immagine di quegli occhi e quelle manine appiccicose delle piccole creature che mi correvano incontro a braccia aperte per un'abbraccio, mentre visitavo la loro scuola. Nessun governo finanzia le scuole di Soweto, che sono gestite solamente da maestri volontari e contano su donazioni delle comunità religiose locali.
Sono stata nei luoghi che hanno fatto e continuano a costruire la storia di questo coloratissimo Paese. Si respira determinazione pagata a caro prezzo, dolore, travaglio e immenso orgoglio.
Jo'burg, vista dalla Top of Africa tower
Soweto (south west township)
Child day care
Friendship
Soweto bunjee jumping point
Casa di Nelson Mandela, 1815 Soweto
Jo'burg world cup 2010 stadium
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.