Guemes - Boo do Pielagos

Partire dall'albergue di Ernesto è stata dura. Mi piacerebbe tornarci come volontaria, in futuro. Quest'idea continua a girarmi nella testa, non vuole tacere e probabilmente troverà il modo di essere soddisfatta, prima o poi.


Ernesto mi regala cioccolata in cambio della mia allegria, dice. Robe che son sempre a commuovermi...pappamolle, in marcia! Stamattina le gambe viaggiavano fin troppo bene, e una volta raggiunte le scogliere hanno preso la loro strada senza più pesare sui miei pensieri. Quelli erano assorti su panorami incredibilmente belli e non c'era spazio per altro. Molti dei km di oggi erano su sentieri a picco sul mare, a pochi metri dagli strapiombi, su falesie e rocce e coste altissime, guardavano baie e spiaggie laggiù, 40 mt più in basso. Guardavano onde infrangersi su scogli frastagliati e schizzi alzarsi per decine di metri, correnti scorrere verso rive e maree scontrarsi con i porti a secco. Guardavano centinaia di gabbiani alzarsi in volo e poi riposarsi sulle spiagge incontaminate. Guardavano me che continuavo a fare foto e brontolarmi contro perché non rendevano l'idea. Perché in effetti, non la rendono.










Io pensavo che mari più belli di quello di lunedì non avrei potuto vedere, e lo penso ogni giorno, di ogni nuovo mare che vedo. Lo penso anche di oggi, ma domani probabilmente sarò smentita da chissà quale scrosciare o schiumare e ondeggiare, o quale colore o quale orizzonte. Eriche e felci, vento, rumore d'oceano vivo.
Come possiamo capire il significato della nostra esistenza se non vediamo l'immensità di quello che madre natura ha creato? Siamo stati creati insieme a tutto questo, come parte di esso, complementare minuscola parte di esso. Siamo una cosa sola. Ed è un grande onore.

L'aubergue di stanotte è caldo e accogliente, asciugamani e lenzuola, cena in una tavola che sa di famiglia e dessert a sorpresa. Dio protegga gli abitanti di questa casa, che ci hanno accolti con tanta umiltà e calore. Una coccola inaspettata che cura non solo la stanchezza fisica quotidianamente in accumulo ma anche la solitudine, voluta, non voluta e cmq sottovalutata.



Ogni giorno ho un momento di sconforto, che arriva puntualmente dopo il 23-25esimo km. Quando i piedi sono gonfi e bollenti e lo zaino pesa il doppio e ancora mancano km, e ogni salita è un "ma perchèèè?!" e ogni curva che nasconde un piano è un "grazie Signore grazie". Quasi sempre mi dò della pazza gitana ma mai comunque penso di fermarmi o mollare. Enrique dice "Usted tiene la fuerza dentro de su cabeza, así que ella es más fuerte que nosotros" Arrossisco.

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