Tempo di bilanci? Di nuovo?
Fermiamo a Lugo per la giornata, siamo tutti e 4 molto silenziosi, forse pensierosi? Qualcuno dolorante, qualcuno discordante. Dal canto mio, i miei nervi cedono in un crollo emotivo visitando la cattedrale. L'altare è prezioso, colorato, caleidoscopico, intenso. Delle lacrime e dei singhiozzi spingono da dentro in fuori, e non riesco a trattenerli. Ne ignoro l'essenza, dev'essere tanto profonda che nemmeno a me è concesso conoscerla. Quindi rinuncio, lascio fluire e mi sento meglio. Non sempre è necessario capire.
Cambiamo sistemazione per la notte, scegliamo un ostello della gioventu che non è niente male.
Mentre l'arrivo a Santiago si avvicina l'effetto che ci aspetterebbe dall'avvicinarsi di una tanto agognata meta dentro me sta scemando lentamente. Il pensiero fisso è solo uno, non mi va di tornare. Mi mancano forse piccole cose della vita di tutti i giorni, alcune comodita', alcune persone. Ma di questa parentesi di vita e di semplicita' va mostrandosi via via sempre piu' chiara la vera natura. Questo è un limbo magico, in cui i pezzi centrali del nostro puzzle si fanno spazio fra i piu' piccoli e trovano il loro incastro, incollandosi indelebilmente, creando un nuovo ordine e nuovo spazio pulito per i tasselli del futuro. Io non voglio dire che Santiago è la cura di ogni male, ma credo che come diceva qualcuno "il cammino ti da' sempre quello che cerchi."
Sento gia' ora di aver disperso pezzi inutili di me nei boschi e sulle falesie che ho attraversato, e per quanto alleggerita, non posso che definirmi piu' ricca. Mille volte piu' ricca.
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